Serafina Pogliani su Giallo: «Mi hanno rovinato la vita con il tallio»
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Serafina Pogliani su Giallo: «Mi hanno rovinato la vita con il tallio»



Dal settimanale Giallo


«Mi ha rovinato la vita. Sono passati quasi dieci mesi da quando sono stata avvelenata con il tallio, ma ancora non mi sento bene. Non riesco a camminare. È vita questa? A volte penso che avrei preferito morire. Come se non bastasse, ho scoperto che Mattia Del Zotto in un primo momento aveva indicato me come la responsabile di tutto questo». Si sfoga così Serafina Pogliani, detta Betty, la badante di casa Del Zotto. La donna, 50 anni, è una dei sopravvissuti all’avvelenamento da tallio (una sostanza chimica che può essere letale, ndr) subìto nell’autunno scorso da una famiglia di Nova Milanese, in provincia di Monza e Brianza. È stata intervistata in esclusiva da Laura Marinaro del settimanale Giallo.

Una strage in cui hanno perso la vita tre persone: Giovanni Battista Del Zotto, 94 anni, la moglie Maria Gioia Pittana, 91 anni, e la loro figlia Patrizia Del Zotto, 63 anni. A uccidere i due nonni e la zia è stato il nipote Mattia Del Zotto, 27 anni, mescolando il veleno in una tisana. Altre cinque persone hanno subìto gravi conseguenze, ma sono riuscite a sopravvivere. Si tratta dell’altra zia, Laura Del Zotto, 58 anni, suo marito Enrico Ronchi, i nonni materni Alessio Palma e Maria Lina Pedon, e, appunto, la badante Betty Pogliani. Il nipote assassino, dopo l’arresto, aveva reso una confessione sconvolgente: «Li ho avvelenati tutti perché sono impuri».


«Non mi sentivo apprezzata»

Mattia Del Zotto è stato sottoposto a due perizie psichiatriche. La Procura, pur ritenendo che soffra di disturbi psicologici, è convinta che abbia comunque premeditato tutto con lucidità. Per il perito della difesa, invece, Mattia era incapace di intendere e di volere, e dunque non sarebbe imputabile. Nel corso dell’ultima udienza è stata quindi disposta una terza perizia per decidere definitivamente se processare il ragazzo oppure no. Alla decisione del giudice, il giovane aveva lo sguardo assente, nonostante la presenza in aula di alcuni dei sopravvissuti e dei suoi genitori. Non c’era, invece, la badante Betty Pogliani, ancora convalescente. Ci racconta la donna: «Non sono riuscita ad andare perché non sto ancora bene. Mattia e la sua famiglia mi hanno rovinata. Non lo perdonerò mai». La donna ricorda ancora quando i due anziani nonni di Mattia avevano iniziato ad accusare i primi strani sintomi: «Non riuscivano a stare in piedi, era come se si stessero spegnendo giorno dopo giorno». In un primo momento i medici avevano pensato a un avvelenamento causato dal veleno per topi usato nella casa vacanze dei Del Zotto. Le successive indagini, però, avevano escluso questa ipotesi. La prima a morire era stata la zia Patrizia. La verità però non era ancora venuta a galla. Prosegue Betty Pogliani: «Ero molto affezionata alla famiglia, ma ultimamente avevo notato che non tutti mi apprezzavano. Non sapevo cosa stesse accadendo, l’ho scoperto solo leggendo le carte». Dall’inchiesta è infatti emerso il particolare secondo cui Mattia, nei primi interrogatori, aveva puntato il dito proprio contro la badante. A spiegarlo è Mauro Dalla Chiesa, l’avvocato della Pogliani: «Abbiamo scoperto una dichiarazione fatta dal ragazzo quando ancora non era indagato. Ipotizzava che fosse stata lei a fare tutto».


Durante gli interrogatori, anche altri componenti della famiglia, tra cui la mamma di Mattia e lo zio, avevano raccontato del rapporto ormai deteriorato con la badante. La famiglia, forse influenzata da Mattia, non la vedeva più di buon occhio. Per questo i carabinieri avevano iniziato a intercettare Betty. Dalle conversazioni della donna, però, non era emerso nulla. La svolta era arrivata dopo che una fonte confidenziale aveva suggerito ai carabinieri di cercare il colpevole in famiglia. Da quel momento l’attenzione si era concentrata proprio su Mattia Del Zotto. Conclude Betty Pogliani: «Oltre a essere stata avvelenata, sono stata colpita anche nei sentimenti: per fortuna, dopo che è emersa la verità, Mattia mi ha chiesto scusa per avermi indicato come una avvelenatrice». La zia Laura, anche lei tra i sopravvissuti, è più clemente: «Non posso dire se l’ho perdonato o no. In fondo è mio nipote e mi dispiace per lui».

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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