Sergio Starace: “Agnelli-Elkann. Basta guerre, vincitori e vinti. Fiat pax per salvaguardi un mito”



Agnelli. Un cognome entrato di prepotenza nella storia d’Italia. Da tempo il grande mito del Bel Paese è, però, inquinato dalle carte bollate. Si litiga a tutto campo per le quote ereditarie. Senza esclusione di colpi. Neppure fra madre e figlio. Fra la figlia dell’Avvocato e il suo nipote prediletto. Margherita Agnelli è da poco tornata alla carica. Ci sarebbero, secondo lei, atti legati all’asse ereditario, ancora da chiarire. Lei, come avvocato di un studio internazionale di grande prestigio e anche come consigliere e amico per tanti anni di Susanna Agnelli, l’adorata sorella di Gianni, sostenitrice indomita dell’eredità morale della sua grande famiglia, come vive e come spiega questa infinita e dolorosa querelle?

Non è un problema di cognomi, ma di una corretta definizione delle ripartizioni successive alla morte di chi, come Gianni Agnelli, ha lasciato in eredità un ingente patrimonio. In casi come questo, la successione deve essere condivisa da tutti i beneficiari e non si può pensare che una figlia possa essere tenuta completamente al di fuori di tutti i passaggi ereditari. Margherita Agnelli avrebbe dovuto essere direttamente coinvolta per quanto riguarda i lasciti sia del padre che della madre Marella.

Avvocato, scusi se insisto. Perché si litiga anche quando la torta da spartire è immensa, quasi infinita?

Si litiga perché ci si sente pretermessi. C’è sicuramente una componente affettiva, ma anche quella umana di chi si sente ingiustamente danneggiato. Ci sono delle regole precise nel diritto successorio. Se un figlio o una figlia si sentono trascurati, è giusto che facciano valere i propri diritti, indipendentemente dalla grandezza della torta. Un figlio o una figlia, che sono certi di non aver fatto niente di male al proprio genitore, non possono accettare di subire un torto morale e un danno economico.

A questo punto, è ancora possibile che le parti in causa si siedano intorno a uno dei tavoli di famiglia e ritrovino la serenità della pace perduta?

Sarebbe auspicabile nell’interesse della famiglia e nell’interesse dell’azienda. Devono stringere un patto di famiglia, che è uno strumento introdotto nell’ordinamento proprio per disciplinare con raziocinio e intelligenza tutte le questioni legate alle successioni di ingenti patrimoni. A quel tavolo dovrebbero sedersi, senza eccezione alcuna, le parti in causa per definire fra loro, una volta per tutte, quali devono essere i ruoli all’interno dell’azienda e quali eventualmente gli indennizzi. L’interesse prioritario è quello di vedere marciare a braccetto la famiglia nel suo complesso e l’azienda, che ad essa fa riferimento. Ciascuno nella massima trasparenza potrà provare a ritagliarsi un ruolo o eventualmente salvaguardarsi con un adeguato corrispettivo di carattere economico. Una guerra non è mai vinta se ci sono degli sconfitti che si continua a mortificare. E’ molto meglio trovare una pace onorevole che, anche se al momento scontenta tutte le parti, sarà sicuramente più duratura e magari, in prospettiva, definitiva. Una pace per sempre.

Forse anche il ruolo degli avvocati dovrebbe essere meno legato all’interesse particolare del proprio assistito e più a quelli più generali di una grande famiglia e della più prestigiosa azienda italiana…

Sono d’accordo con lei. Bisogna cercare di detonare le conflittualità che vengono a crearsi all’interno del nucleo familiare. Questo dovrebbe essere, in casi come questo, il primo compito di un avvocato. Facendo naturalmente ricorso ai principi di diritto che sono molto chiari e stabiliscono, senza possibilità di equivoci, quali sono i passaggi generazionali in una successione ereditaria. Bisogna detonare i conflitti e cercare, invece, di trovare delle soluzioni che contemperino la volontà morale del defunto con le giuste compensazioni di carattere economico che spettano a tutti i legittimi beneficiari dell’eredità. Non si può individuare un soggetto trionfatore a scapito degli altri. Bisogna individuare un soggetto vittorioso in un settore contemperando gli interessi, magari solo economici, degli altri. L’obiettivo deve essere la pacificazione familiare nel rispetto della volontà del defunto che voleva un’azienda in grado di proseguire il suo percorso ai massimi livelli, ma non a scapito dell’unità familiare, che andava, anzi, preservata come un valore un tesoro non negoziabili.

Lei si sente di fare un appello?

Più che un appello, un augurio. Sarebbe auspicabile che queste dolorose vicende non offuscassero la storia, il presente e il futuro di una società, ora anche di ambito internazionale, per tanti versi unica, come è la Fiat.


di Antonello Sette

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