Settantatré anni fa l’olocausto nucleare di Hiroshima: gli Usa sganciarono Little Boy

Settantatré anni fa l’olocausto nucleare di Hiroshima: gli Usa sganciarono Little Boy

Aggiornato il: 7 ago 2018



«Ricordo una luce abbagliante, come se il sole si fosse poggiato sulla terra, e poi l’inferno». Queste sono le parole che i pochi sopravvissuti all’olocausto nucleare di Hiroshima usarono per ricordare quel sei agosto di 73 anni fa. L’Enola Gay circa quaranta secondi prima aveva sganciato Little Boy, così l’amichevole nome in codice con il quale gli americani battezzarono la bomba MK1, il primo ordigno atomico utilizzato nella seconda guerra mondiale e che praticamente ne decretò la fine.



In una frazione di secondo più di 80mila persone persero la vita e la città sorvolata dal B29 statunitense venne cancellata dalla faccia della terra. Sì cancellata, non possiamo utilizzare altra parola per descrivere quello che il devastante ordigno causò. Di moltissime persone non rimase che un’ombra su un muro, quasi un negativo di una foto, di altre un corpo carbonizzato magari con una mano illesa, quella che era in ombra. Gli edifici, poi, furono letteralmente spazzati via prima dal vento nucleare, una devastante onda d’urto che viaggiò a più di mille chilometri orari, poi dalla vera e propria esplosione, se possiamo chiamarla così eufemisticamente, nella realtà una vera e propria micro supernova causata dalla fusione del nucleo di uranio 235 utilizzato per l’ordigno. La stessa sorte toccò alla città e ai cittadini di Nagasaki tre giorni dopo. L’uomo aveva intrappolato in poco più di un metro la potenza di un piccolo sole e l’aveva liberata scoperchiando il vaso di pandora nucleare che ancora oggi popola gli incubi più terribili dell’essere umano.


Andrea Nido

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