Sfruttati per 3 euro l'ora e insultati: arrestati tre albanesi nell'astigiano per caporalato

Sfruttavano braccianti centrafricani per la vendemmia, pagandoli meno di 3 euro l'ora e in condizioni disumane, in alcune vigne dell'astigiano: le vittime sarebbero in totale 37, mentre gli aguzzini, che ricorrevano anche a umiliazioni e insulti razzisti, erano otto, di cui tre sono stati arrestati. I carabinieri di Canelli (Asti), hanno infatti arrestato, su ordinanza di custodia cautelare dell’Autorità Giudiziaria, tre persone gravemente indiziate di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravato dalla finalità di discriminazione razziale. I fermati, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e consiglieri di una cooperativa di intermediazione di lavoro di Canelli, utilizzando una struttura formalmente lecita, avevano organizzato un servizio di manodopera a bassissimo costo - continuamente richiesto dal territorio durante la stagione della vendemmia - da cui traevano enormi profitti sfruttando lavoratori stranieri, pressoché tutti centrafricani, che versavano in grave stato di bisogno. L’indagine ha tratto origine da un controllo effettuato a Canelli il 4 settembre 2019 dai carabinieri che avevano identificato, all’interno di un edificio fatiscente, 9 extracoimunitari di diversa provenienza africana, 4 dei quali non erano in regola con i documenti per il soggiorno in Italia. I nove avevano detto di essere stati stati assunti da una cooperativa della zona per essere impiegati nella stagione della vendemmia.Questo dato avvalorava un fenomeno su cui i carabinieri già stavano indagando: l’impiego della manodopera nella stagione della vendemmia era sempre stato sino al 2018 a quasi esclusivo appannaggio di operai provenienti dall’est europeo, dal 2018 era stata segnalata un’inversione di tendenza che vedeva, invece, un radicale ribaltamento nei confronti di soggetti centroafricani, per lo più collocati nei centri di accoglienza per soggetti beneficiari dello status di rifugiati.Le attività di pedinamento, svolte dalla fine dell’estate 2019, hanno permesso di ricostruire un organigramma composto da 8 persone, 5 albanesi e tre italiani, tutti incensurati. Gli 8 facevano a capo a una cooperativa di Canelli che vantava 154 dipendenti regolarmente assunti, svolgeva funzione di intermediazione tra i proprietari di aziende agricole, ignare della dinamica criminale, e la manodopera da impiegare nel corso della vendemmia. I tre principali indagati, poi arrestati, avevano creato un sistema criminale di sfruttamento che reclutava manodopera proveniente dai diversi centri di accoglienza della zona del Monferrato, che ospitano profughi e rifugiati politici, già versanti in gravissimo stato di bisogno perché privi di altri mezzi di sostentamento a parte i contributi di solidarietà sociale.Le vittime, poi identificate in 37 uomini provenienti per lo più dalla Nigeria, Gambia Senegal e Mali, ricevevano, dai loro 'caporali', salari palesemente in spregio alle disposizioni della contrattazione collettiva (pari a circa 3 euro l’ora), dovevano sottostare a turni di lavoro estenuanti (in media 10 ore ininterrotte al giorno) senza alcun rispetto delle più basilari

norme in materia di sicurezza del lavoro, subendo degradanti condizioni di lavoro con riferimento ai metodi di sorveglianza, venendo più volte umiliati e insultati con riferimento alla loro provenienza geografica, e alle situazioni alloggiative offerte, vista la fatiscenza degli stabili in cui venivano alloggiati. Dai salari i caporali detraevano addirittura le spese di sostentamento necessarie allo svolgimento dell’attività nelle vigne: l’acqua e il cibo venivano 'caricati' sulle paghe già risibili degli sfruttati; addirittura il servizio di 'corriera' veniva decurtato dalla paga giornaliera.Inoltre, l’organizzazione pagava in nero una parte delle corrisposte paghe, facendo figurare all’Inps solo il 20% di quanto effettivamente incassato. Gli elementi investigativi raccolti, con anche il sequestro di molta documentazione contabile, informatica e documenti di soggiorno dei lavoratori impiegati, audizioni ed interviste a tutta la manodopera a vario titolo impiegata, convergevano sull’individuazione del gruppo e hanno portato all'arresto di tre albanesi, due donne di 39 e 34 anni e un uomo di 28, che erano ai vertici della cooperativa. A questi si aggiungono altre 5 persone, con ruoli secondari, preposte per lo più al trasporto dei braccianti nei diversi campi di vendemmia e al controllo degli stessi, per i quali la procura procede in stato di libertà.

All’alba di oggi i carabinieri hanno bloccato nelle loro abitazioni i vertici dell'organizzazione. Gli arrestati sono ora detenuti presso la casa cirondariale di Asti.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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