Si dimette il vescovo di Adelaide, condannato per aver coperto abusi nella Chiesa

Si dimette il vescovo di Adelaide, condannato per aver coperto abusi nella Chiesa



Il Papa accetta la rinuncia di Philip Wilson dichiarato colpevole per non aver denunciato le violenze di un prete su minori.


All'arcivescovo erano stati comminati dodici mesi di reclusione dal tribunale di Newcastle, a nord di Sidney, lo scorso 22 maggio. L'accusa è di aver coperto alcuni crimini verso due chierichetti minorenni compiuti da un sacerdote suo amico, Jim Fletcher, negli anni Settanta. Fletcher era poi morto nel 2006 in prigione, all'età di 65 anni, solo un anno dopo la condanna per pedofilia per aver violentato un tredicenne tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta. Seguono altri episodi analoghi verso quattro "altar boys" che servivano la diocesi di Maitland, dove Wilson svolgeva il suo ministero sacerdotale prima che Giovanni Paolo II lo nominasse vescovo di Wollongong nel 1996, mentre cinque anni dopo pastore di Adelaide. Il processo ha avuto inizio dopo le accuse di due ministranti che affermavano di aver avvertito il prelato delle violenze subite, ma Philippe Wilson ha sempre negato di ricordare tali conversazioni, declinando ogni accusa. Ha continuato a ribadire la sua innocenza anche dopo la condanna, autosospendendosi ma non dimettendosi da arcivescovo di Adelaide.


Ora, nonostante avesse annunciato che non si sarebbe dimesso prima della conclusione del processo che lo condannava a dodici mesi di carcere, l'arcivescovo della diocesi australiana di Adelaide ha rassegnato le dimissioni. Queste sono state accettate dal papa, come informa un bollettino della Santa Sede pervenuto dopo una settimana dalla esplicita richiesta a Papa Francesco di far dimettere Wilson avanzata dal premier conservatore australiano Malcolm Turnbuss, dal capo dell'opposizione laburista Bill Shorten e dal National Council of Priests of Australia. L'obbiettivo comune era proprio quello di far "licenziare" il presule sessantasettenne «per il bene della Chiesa australiana». I sacerdoti stessi definivano "irritante" la testardaggine del prelato nel non voler lasciare il proprio incarico.


«Anche se le mie dimissioni non erano richieste, ho preso questa decisione perché preoccupato dall’aumentare del livello di sofferenza che la mia recente condanna ha causato all’interno della comunità», spiega l'arcivescovo in una lettera pubblicata sul sito dell’arcidiocesi. «Avevo sempre sperato di rinviare questa decisione fino alla fine del processo d’appello. Tuttavia, c’è troppa angoscia nel mantenere il mio ruolo di arcivescovo di Adelaide, soprattutto per le vittime. Devo mettere fine a tutto questo e perciò ho ritenuto che le dimissioni fossero l’unico passo appropriato in questa situazione».  


A causa di alcune condizioni sanitarie precarie, quali Alzheimer, diabete e problemi di cuore, però, il tribunale di Newcastle ha ordinato che sia valutata l'idoneità di scontare agli arresti domiciliari la condanna. Inoltre, secondo l'avvocato di Wilson Ian Temby, vi è il rischio che il prelato possa «essere visto nella popolazione carceraria come pedofilo e quindi esposto ad aggressioni da parte di altri detenuti». La decisione finale verrà comunque emessa il quattordici agosto, dopodiché Wilson sarà eleggibile per la libertà condizionata dopo aver scontato sei mesi.


di Alessio La Greca


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