Siamo tutti netturbini: l'idea della Raggi che mira a coinvolgere i cittadini nella pulizia di Roma



Dopo la “Grande Monnezza”, brillante satira del duo Finocchiaro-Monti apparsa ieri sui social, cortometraggio che vede le due attrici impegnate in un improbabile sforzo virtuoso di selezionare e differenziare i rifiuti davanti a uno dei tanti straripanti cassonetti della capitale, il sindaco Virginia Raggi sembra essere pronto a presentare la sua risposta. Che sia la volta buona? Scongiuri a parte, sembrano essere gli spergiuri i protagonisti della questione. Eredità di un sistema già al limite del collasso ben prima che la Virginia capitolina finisse anche solo i brillanti studi in giurisprudenza, il dramma dello smaltimento rifiuti, dopo aver ammorbato per anni la vicina Napoli, si è spostato ai piedi dei sette colli. Promesse, sit in da campagna elettorale, “giurin giurello” e voti alla Madonna del Carmine: nulla sembra tenere all'ondata di degrado che il primo (primo) cittadino donna di Roma si è trovato a fronteggiare. Se poi ci aggiungi che in periodo di già totale emergenza prende fuoco uno dei siti (per altro da anni oggetto di forti dibattiti riguardo la sua necessaria o meno chiusura) di smaltimento interni alla capitale, il famigerato Tmb Salario, il disastro è bello che servito.


Ma qual è in dettaglio la proposta che ha fatto sghignazzare i più? Con delibera fissata all'8 gennaio l'amministrazione capitolina punta ad allargare il ventaglio di soggetti inclusi nell'opera di pulizia della città. Nuove assunzioni in Ama? Mezzi migliori e più efficaci? Per questo servirebbe la bacchetta magica probabilmente. No, è un'altra l'idea campata dalle parti dei 5 Stelle in Campidoglio e guarda con forza alla cittadinanza. La proposta del governo cittadino, secondo quanto cita il comunicato riportato da Repubblica, mira a una revisione del «sistema di gestione dei rifiuti urbani e potrà definire anche alcune forme di prevenzione e riduzione dei rifiuti, quali il compostaggio domestico e di comunità, i centri del riuso, la disciplina per la gestione sostenibile dei rifiuti prodotti dagli eventi net territorio del comune di Roma Capitale (Ecofeste) e la riduzione degli imballaggi in plastica». Ma qui viene il bello, «ulteriore specifico titolo del regolamento dovrà essere dedicato all'organizzazione del servizio, che disciplinerà le dotazioni e le collocazioni dei contenitori stradali e la dotazione, collocazione e movimentazione dei contenitori per la raccolta domiciliari», organizzazione che mira a «coinvolgere i frontisti (le utenze a fronte strada, ndr) siano essi utenze domestiche che non domestiche, nelle attività di spazzamento del fronte stradale antistante, fino alla congiunzione con la sede stradale, per agevolare le successive operazioni». Quella di coinvolgere i cittadini nell'opera di salvaguardia (o per meglio dire di recupero) del decoro urbano è pratica non certo diffusa ma non unica, ma lo diventa quando lo spazio interessato non riguarda un piccolo comune, una frazione, ma il suolo della città capitale del Paese. Quello che nel documento del Campidoglio passa come "agevolazione delle operazioni di raccolta" degli operatori incaricati dall'Ama, rischia di tradursi in una richiesta di sostituirsi ai sopracitati operatori ecologici. «Dove non arriva il braccio dello Stato, ci pensi la mano del privato», potrebbe riassumere qualcuno. Di certo un maggiore coinvolgimento della cittadinanza, non tanto nella pulizia del danno, quanto nella prevenzione dello stesso, sarebbe un passo in avanti nell'ottica dell'educazione civica, quella che tutti si scordano quando gettano il sacchetto direttamente dal finestrino della propria auto «perché mica è colpa mia se i cassonetti sono pieni!». Un modo molto italiano di lamentarsi del problema mentre si fa di tutto per acutizzarlo. Come spesso accade in media stat virtus e allora basterebbe una cittadinanza un tantino più volenterosa in supporto a un'Ama e un'amministrazione quanto meno funzionanti. Per ora, comunque, cari cittadini dell'Urbe, "non ci resta che spazzare"; se poi con la montagna fumante dovesse ergersi l'ottavo colle di Roma, l'amministrazione grillina avrebbe di che vantarsi per i prossimi quattro anni.


di Alessandro Leproux

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