Spara un colpo in aria sentendo i ladri, il giudice gli toglie il porto d'armi
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Spara un colpo in aria sentendo i ladri, il giudice gli toglie il porto d'armi


Sparò un colpo in aria sentendo i ladri, ora il Tar gli vieta la detenzione di armi. Protagonista della vicenda un’imprenditore del mantovano, che il 28 dicembre del 2016 esplose un colpo dalla finestra della sua abitazione sentendo dei rumori che provenivano dal capannone adibito a magazzino poco distante dalla sua abitazione.


Non esisteva “un pericolo immediato per l’incolumità personale dei coniugi”, perché i ladri avevano il solo, sempre nella sentenza del Tar, “interesse di a sottrarre gasolio del magazzino e non ad introdursi” nella loro casa. Queste le motivazioni del Tar di Brescia, in un procedimento passato anche per una decisione diversa del Consiglio di Stato. Il Tribunale ha deciso di confermare il divieto di detenere armi emesso dalla Prefettura di Mantova nei confronti dell’uomo.


L’imprenditore, assistito dai legali Antonio Sala della Cuna e Antonio Bana, nel suo ricorso aveva spiegato di aver esploso quel colpo “in condizioni di sicurezza dalla finestra”, il 28 dicembre del 2016, con l’unico “fine di proteggere se stesso e la propria famiglia”, in una situazione di pericolo oggettivo, in orario notturno e “per scongiurare il rischio che estranei si introducessero nella sua abitazione”. Nella sentenza i giudici ricordano un loro precedente provvedimento su questo caso, che era stato riformato nel dicembre 2017 dal Consiglio di Stato, il quale aveva rimandato gli atti al Tribunale amministrativo affinché valutasse “le del tutto peculiari modalità del fatto”, tra cui la “abitazione isolata”, i “tentativi di furto precedenti” che aveva subito l’imprenditore ed il fatto che il colpo era stato “esploso in aria”.


Per la prima sezione del Tar bresciano, con presidente Roberto Politi, tuttavia, l’uomo ha fatto un “uso molto affrettato dell’arma da fuoco, che avrebbe dovuto costituire l’ultima soluzione in caso di pericolo immediato”. Il pericolo, a dire del Tar, non si è nemmeno concretizzato, “in quanto i presunti ladri non sono stati visivamente individuati, o anche solo scorti” dall’imprenditore.


I giudici specificano poi che l’arma, benché regolarmente detenuta, “è stata utilizzata in modo anomalo perché la licenza, che era scaduta, era stata rilasciata per il solo uso sportivo e non per difesa personale”.


In ultima istanza il Tar afferma come “l’impiego di armi regolarmente detenute debba svolgersi all’interno di un necessario rapporto di proporzionalità rispetto alla configurazione del pericolo che chi spara sta correndo. Ciò per scongiurare il rischio che l’inappropriato impiego delle armi possa determinare pregiudizio all’altrui incolumità”.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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