Sparano già a 5 anni, a Roma nasce la squadra dei "bimbi soldato"

Sparano già a 5 anni, a Roma nasce la squadra dei "bimbi soldato"



Matteo e Sofia hanno 5 anni e già sparano con la pistola. Ma ci sono pure Ivano di 9, Aurora e Chiara di 11, Flavio (12), Tommaso (13), fino ad arrivare a Lorenzo di 17. Fanno parte della schiera di "cuccioli" (puppies) del Club Nocetta immerso nelle campagne di Cerveteri, vicino a Roma. È il primo poligono privato di tiro per bambini al di sotto dei 10 anni di età, ospite della polisportiva La Rosa Bianca: 40 mila metri quadrati di superficie, maneggio, punto di ristoro, trekking e altro ancora. Il 7 aprile i "cuccioli" hanno partecipato a una gara di tiro dinamico e air soft accademico. Con pistole in pugno e maglietta indosso: ai maschietti una t-shirt color verde acceso, rosa fucsia alle femminucce, tutti pronti a prendere la mira ai tornei in giro per l'Italia. Il primo impegno è previsto per il prossimo giugno, a Latina (dove hanno già sparato) nel basso Lazio. Questi pistoleri, che durante l'anno frequentano dall'asilo alle scuole superiori, sono bravi nel tiro dinamico sportivo, simile a quello preparato per gli agenti delle forze speciali o dell'Fbi statunitense.


PICCOLI "COMBATTENTI" CRESCONO

A piedi devono seguire un percorso lungo il quale incontrano diversi bersagli fissi piazzati a pochi metri di distanza. Quando li vedono devono estrarre l'"arma" dalla fondina che portano sul fianco, cercare di colpirli e buttarli giù. Addosso ad alcuni di loro la pistola che portano fa impressione: è lunga quasi quanto la coscia, giù fino al ginocchio. È una imitazione della Beretta 84 o della Tanfoglio, un'arma da softair, ad aria compressa, simile alla 9x21 che in versione originale pesa oltre mezzo chilo. Questa, invece, arriva fino a 200 grammi circa, spara a bassa potenza 17 pallini colorati e costa più o meno 100 euro. Nel calcio della "semiautomatica" c'è l'alloggiamento per montare una bomboletta di aria compressa. Quando si preme il grilletto il piccolo serbatoio libera un getto di gas che espelle la sfera fuori dalla canna. Il bambino (o la bambina) non è mai da solo. Dietro di lui c'è sempre chi gli guarda le spalle, il suo tutore o ranger (anche donna): è un istruttore, non ufficialmente riconosciuto ma delegato dal titolare del poligono, Marco Colella, pronto a intervenire. La gara consiste nell'effettuare il giro nel minor tempo possibile abbattendo il maggior numero di obiettivi.


"CI PIACE SPARARE, È DIVERTENTE"

"È divertente", "Ci piace sparare", "Qui è bello" dicono i piccoli tiratori al poligono. A ben guardarli, questi cuccioli quando impugnano lo strumento non cercano di somigliare a giustizieri in erba e nessuno di loro aggrotta le sopracciglia per fare smorfie da Gomorra. Per questi giovanissimi premere il grilletto sembra un po' come giocare ai cowboy contro i pellerossa, o viceversa. "Anzi - commentano mamme e papà, spesso tiratori anche loro - i bambini diventano responsabili. Imparano a maneggiare la pistola, non a essere cattivi. E venire al poligono è pure una bella occasione per la famiglia di stare assieme alle altre". Ma per definizione l'arma può uccidere: prenderci confidenza non è come fare amicizia con la morte, sottovalutare il pericolo, giocare con una cosa terribilmente seria?


istruttore Marco Colella

L'ISTRUTTORE: NON IMPARANO A UCCIDERE MA A COLPIRE L'OBIETTIVO

Risponde il titolare del poligono, Marco Colella, 55 anni, da 25 con la passione per il tiro, dal 2009 a capo del Club Nocetta, con un passato da lottatore di arti marziali, di kung fu. "La pistola non è diversa da un'auto - spiega - Chi si mette al volante guida un'arma e le quattro ruote fanno più morti delle pallottole". E poi, si domanda: "Mandare il proprio figlio in palestra a imparare l'autodifesa non è come insegnargli a sparare, ad ammazzare? Bisogna saper gestire la paura - prosegue - le forti emozioni che possono portare la mente a perdere il controllo del corpo". Questo signore magro, apparentemente calmo, sorridente, sempre in movimento, è nato a Civitavecchia ma scorre anche sangue sardo nelle sue vene. Ecco forse perché è tenace fino alla testardaggine. "Noi siamo un poligono privato - precisa - non abbiamo ancora chiesto il riconoscimento del Coni. Se la Federazione italiana tiro dinamico sportivo (nel 1993 nata come associazione, quattro anni dopo diventata Fitds e dal 2008 nel Coni) non accetterà la nostra squadra formata da giovanissimi tiratori - avverte Colella - gareggeremo lo stesso in altri poligoni. Non mi fermerò".


LE REGOLE

C'è chi grida allo scandalo e contesta anche il tipo di addestramento "dinamico" riservato a militari e paramilitari, e chi invece ricorda che quelle pistole sono ad aria compressa, sono dei giocattoli. Sono i due lati della medaglia, quella che vorrebbero vincere e mettersi al collo i piccoli tiratori del poligono Club Nocetta di Cerveteri. Al ministero dell'Interno il "vangelo" che si recita è la Circolare 557 /PAS.50.105 /E/08. All'epoca, la disposizione era stata inviata a Prefetti, Questori e Forze dell'ordine in relazione a "chiarimenti circa la possibilità per i minorenni di praticare, all'interno dei poligoni del Tiro a segno nazionale, discipline sportive accademiche che comportino l'uso di armi da fuoco". Un parere chiesto proprio dall'Unione Italiana Tiro a Segno. Il Viminale aveva spiegato (e spiega, ndr) che "per garantire la preparazione sportiva dei giovani atleti in vista delle competizioni internazionali" al massimo "è consentito l'uso delle armi da fuoco da parte dei maggiori degli anni 14, all'interno delle strutture dei poligoni delle Sezioni del Tiro a Segno Nazionale".


DA ARMI A STRUMENTI

I sostenitori dei "bambini in armi" ribattono proprio su questo punto. "Quella circolare - si sofferma Marco Colella - regola l'uso delle armi da fuoco. Questi sono giocattoli". Del resto il Club Nocetta non è un caso isolato. Per dirne uno: a marzo, al poligono di tiro a segno di Codogno, in provincia di Lodi in Lombardia, si è svolta una prova di tiro ad aria compressa riservata a giovani dai 17 ai 10 anni di età. E per rincarare la dose, il "fronte del sì" ricorda il decreto legislativo del 26 ottobre 2010 n. 204 in attuazione della direttiva 2008/51/CE che modifica la precedente 91/477/CEE e regola controllo, detenzione e acquisizione di armi. Nella legge, il primo distinguo che si fa è che l'arma è da fuoco "mediante l’azione di un combustibile propellente". Se funziona ad aria compressa si definisce "strumenti denominati 'softair' vendibili - si legge - solo ai maggiori di 16 anni'". Ma "sotto il vigile controllo di un adulto - scandiscono al poligono - possono tranquillamente usarla anche i bambini".


di Fabio Di Chio

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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