Spionaggio social tramite foto generate dall'intelligenza artificiale,ci cascano proprio tutti

Spionaggio social tramite foto generate dall'intelligenza artificiale,ci cascano proprio tutti



Un viso, soprattuto uno sguardo, che buca lo schermo. Ma non si tratta soltanto di una valutazione estetica, è un insieme di fattori, più precisamente una percezione maggioritaria del modello femminile idealizzato dalla narrativa contemporanea: bella, molto bella, preparata almeno quanto i suoi colleghi maschi e con un successo, inevitabilmente più difficile da raggiungere, e che perciò va celebrato il doppio. Katie Jones è esattamente tutto ciò. Inserita nei posti giusti, quelli che contano veramente, dove il processo decisionale trova la sua massima potenza: parliamo del cuore dell'Impero, Washington D.C . Con una chioma color rame che non passa inosservata , occhi blu-verdi, ed un sorriso enigmatico, la giovane sulla trentina lavora nelle pubbliche relazioni con esperienze professionali in alcuni dei centri di ricerca politica più rinomati ed influenti della capitale americana, Brookings Institution ed Heritage Foundation, e spicca per la sua massiva rete di contatti ai più alti livelli istituzionali, inclusa la Casa Bianca. Era collegata a un vice assistente segretario di stato, ad uno stretto collaboratore di un senatore ed anche all'economista Paul Winfree, il quale recentemente era stato preso in considerazione per un posto ai piani alti della Federal Reserve.


Dov'è la notizia dunque? Semplicemente Katie Jones non esiste. La sua foto è stata creata usando una famiglia di programmi per computer chiamati reti generative avversarie, o GAN, con cui si possono creare volti dall'aspetto realistico di persone completamente immaginarie. I GAN, a volte descritti come una forma di intelligenza artificiale, sono causa di crescente preoccupazione per i vari impeghi con finalità criminali a cui si prestano e vanno considerati strumento di disinformazione digitale. L'Associated Press, tra le prima in America a lanciare l'allarme sulla crescita esponenziale delle fake news, il veleno di cui si nutrono i social media, materia prima la successiva manipolazione, sempre più subdola quanto sofisticata, che viene fatto di quest'ultimi per fini elettorali., ha scoperto che questa donna in carriera, indubbiamente con qualcosa in più, faceva parte di un vasto esercito di profili fantasma sul sito di networking professionale LinkedIn.

E diversi esperti hanno confermato che l'immagine del profilo di Jones è stata creata da un programma per computer. Mario Klingemann, un artista tedesco tra i primi a sperimentare nuove forme espressive con ritratti generati artificialmente, non ha dubbi:"Ha tutti i tratti distintivi.:segni innaturali intorno agli occhi , l'etereo bagliore intorno ai suoi capelli e sbavature sulla sua guancia sinistra.” Gli esperti che hanno esaminato l'attività LinkedIn sul profilo di Jones confermano che “è roba da professioniti, nulla è stato lasciato al caso”.


Il sito di networking professionale più utilizzato al mondo è un potente magnete per le spie.

E di questo si tratta, di un operazione di spionaggio, più in stile cinese che russo.

William Evanina, direttore del Centro di Controspionaggio Nazionale ed i Sicurezza

degli Stati Uniti, ha ribadito che, già da divero tempo, le spie straniere usano abitualmente falsi profili social comodamente da casa , con obiettivi americani e ha accusato la Cina, in particolare, di spionaggio su larga scala su LinkedIn.

"Invece di inviare spie in qualche parcheggio negli Stati Uniti per reclutare un obiettivo, è più efficiente sedersi dietro un computer a Shanghai e inviare richieste di amicizia a 30.000 obiettivi", ha affermato in una dichiarazione scritta.

Il mese scorso, l'ufficiale della CIA in pensione, Kevin Mallory, è stato condannato a 20 anni di carcere per aver passato i dettagli delle operazioni top secret a Pechino, una relazione che è iniziata quando un agente cinese in posa come reclutatore lo ha contattato su LinkedIn.

Diversamente dalla concentrazione di amici e famiglie di Facebook, LinkedIn è orientato verso persone in cerca di lavoro e cacciatori di teste, persone che licenziano regolarmente curricula, costruiscono vaste reti di contatti e organizzano progetti con estranei.

L'approccio "connetti tutti" aiuta a riempire i milioni di posti di lavoro pubblicizzati sul sito, ma fornisce anche un ricco terreno di caccia per le spie. E questo ha preoccupato, sempre più, le agenzie di intelligence occidentali.


Funzionari britannici, francesi e tedeschi hanno tutti emesso degli avvertimenti negli ultimi anni che spiegavano come migliaia di persone erano state contattate da spie straniere su LinkedIn. In una dichiarazione post-scandalo, Linkedin ci ha tenuto a ribadire che da inzio 2019 cancella migliaia e migliai di profili falsi ogni giorno. Ricorda la politica aziendale "nel consigliare di connettersi con persone che si conoscono e di cui ci si fida, non chiunque". Il profilo di Katie Jones era di dimensioni modeste, con 52 connessioni. Ma quelle connessioni avevano un'influenza sufficiente ed una credibilità tale da farli cascare tutti in errore, e quindi, “come dire di no” agli inviti dell'affascinante Jones. "Sono probabilmente il peggior utente di LinkedIn nella storia di LinkedIn", ha detto Winfree, l'ex vice direttore del consiglio di politica interna del presidente Donald Trump, che ha confermato il collegamento con Jones il 28 marzo. Winfree, il cui nome è uscito il mese scorso in relazione a uno dei posti vacanti nel Consiglio di amministrazione della Federal Reserve, ha detto che raramente accede a LinkedIn e tende ad approvare tutti gli inviti impilati quando lo fa. "Accetto letteralmente ogni richiesta di amicizia che ricevo", ha detto. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. La saggezza popolare, anche nell'era digitale, non andrebbe dimenticata: perchè il reale deve, sempre e comunque, venire prima del virtuale.


di Luigi Amoroso

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

Direttore Responsabile:      Monica Macchioni

Editore: Ultra! S.r.l.-Via E. Gianturco 5-Roma

                         P.I.: 13394291002