Stadio della Roma, Parnasi: "Ho pagato tutti i partiti"
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Stadio della Roma, Parnasi: "Ho pagato tutti i partiti"



Alla fine Luca Parnasi ha parlato. "Ho pagato tutti i partiti", ha detto il costruttore interrogato per ore mercoledì e giovedì, in carcere per un presunto giro di corruzione legato al progetto del nuovo stadio della Roma. Parnasi stato a lungo sentito nel penitenziario di Rebibbia dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dalla pm Barbara Zuin, che coordinano l'inchiesta che ha portato, il 13 giugno scorso, a 9 arresti.


Inizialmente Parnasi si era avvalso della facoltà di non rispondere al gip, nel corso dell'interrogatorio di garanzia nel carcere San Vittore di Milano, dove era detenuto prima del trasferimento a Roma. Durante le indagini, durate un anno e mezzo, intercettazioni e controlli degli inquirenti hanno fatto emergere dazioni di denaro, promesse di assunzioni e altri favori con cui il costruttore si sarebbe assicurato l'aiuto e la collaborazione di funzionari e politici. Associazione a delinquere, corruzione, traffico di influenze, frodi fiscali, finanziamenti illeciti. Questi i reati contestati, a vario titolo, alle nove persone arrestate nell'ambito dell'inchiesta.


Secondo la procura, il gruppo Parnasi avrebbe tentato di oliare i vari passaggi dell'approvazione del piano mettendo in atto una corruzione che la gip Maria Paola Tomaselli definisce "sistemica". Per arrivare all'approvazione del progetto dello stadio, si sarebbe servito tra gli altri dell'avvocato, ex presidente di Acea, Luca Lanzalone, finito ai domiciliari con l'accusa di corruzione, che per la giunta Raggi seguiva la trattativa sulla modifica del piano e che in cambio dell'aiuto fornito avrebbe ricevuto incarichi e consulenze del valore di 100mila euro. A Michele Civita, il consigliere regionale ed ex assessore nelle giunte Zingaretti prima alla Provincia e poi alla Regione e sottoposto ad obbligo di firma, sarebbe stata assicurata da Parnasi l'assunzione del figlio. Il forsista Adriano Palozzi, vicepresidente del Consiglio Regionale finito agli arresti domiciliari, avrebbe ricevuto 25mila euro attraverso una fattura per operazioni inesistenti. In carcere, oltre a Parnasi sono finiti cinque suoi stretti collaboratori, uno dei quali, Luca Caporilli, la scorsa settimana è passato ai domiciliari. Respinte dal tribunale del riesame tutte le istanze di scarcerazione.Tra i 16 indagati figurano anche il capogruppo M5S in Campidoglio Paolo Ferrara, autosospesosi dal Movimento a seguito dell'inchiesta, e l'ex assessore e oggi consigliere di Forza Italia, Davide Bordoni.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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