Stadio: la Procura dà l'ok alla scarcerazione di Parnasi, l'uomo che ha parlato
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Stadio: la Procura dà l'ok alla scarcerazione di Parnasi, l'uomo che ha parlato



Il costruttore che ha fatto i nomi verrà sicuramente scarcerato. La Procura di Roma ha infatti dato parere favorevole alla revoca della misura della custodia cautelare in carcere per l’imprenditore Luca Parnasi, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio della Roma.


Sono stati il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Barbara Zuin a esprimere parere favorevole agli arresti domiciliari per Parnasi, dopo che l'imprenditore, la scorsa settimana, ha ammesso, durante un interrogatorio durato undici ore, una parte delle condotte a lui contestate. Il costruttore, che si è dimesso dalla presidenza di Eurnova, ha svelato ai pm capitolini di aver "pagato" tutti i partiti politici. Ha detto di averlo fatto perché "sono i politici a cercarti per essere finanziati, e se non lo fai sei fuori dai giri che contano". Insomma, una mossa della difesa di Parnasi, assistito dagli avvocati Emilio Ricci e Giorgio Tamburrini, per far passare l'indagato come vittima di un sistema nel quale chi non "olia" gli amministratori e i politici resta fuori dai giochi delle opere pubbliche. Sarebbe questo il motivo che ha spinto Parnasi a pagare l’ex presidente di Acea e uomo forte dei 5 Stelle, Luca Lanzalone.  


Parnasi non solo ha parlato, ma ha depositato una lista di quindici nomi che avrebbero usufruito dell'aiuto economico del costruttore nell'ultima campagna elettorale. Tra loro, come è emerso anche in un'intercettazione telefonica dalle parole di una collaboratrice del costruttore, ci sono: "Ferro 5, Minnucci 5, Agostini 15, Mancini 5, Polverini 10, Giro 5, Ciocchetti 10, Buonasorte 5". Nella lista compaiono poi i nomi dei due avvocati romani Mauro Vaglio e Daniele Piva, candidati alle Politiche con il Movimento 5 Stelle, ma non eletti, e voluti personalmente dal vice premier e ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, e dallo staff del movimento.


In totale, Parnasi avrebbe investito nell’ultima campagna elettorale oltre 300mila euro, 150mila dei quali dati alla fondazione Eyu, presieduta dal tesoriere del Pd Francesco Bonifazi per una consulenza e i 100mila erogati alla fondazione Più Voci, vicina alla Lega. Altri 60 mila euro sarebbero stati spesi per cene e campagne per altri politici locali. Parnasi ha tenuto a sottolineare che i finanziamenti erano "tutti soldi leciti". Gli inquirenti, però, vogliono vederci chiaro perché, secondo un'informativa dei carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci, ci sarebbero delle fatture emesse che lascerebbero presumere operazioni non del tutto pulite. Ora sarà il gip di Roma, Maria Paola Tomaselli, a decidere sulla scarcerazione del costruttore che ha vuotato il sacco.


Ri. Ca.

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