Starace: “A Margherita Agnelli non hanno detto la verità.Il patto è nullo.Ha diritto alla legittima”



Sergio Starace, mi rivolgo a lei perché, oltre a essere l’avvocato di uno studio internazionale di grande prestigio, è stato per tanti anni consigliere e amico di Susanna Agnelli, l’adorata sorella di Gianni. E’ vero che ci sono novità nell’annosa lite giudiziaria fra la figlia dell’Avvocato Margherita e il suo nipote prediletto John Elkann? Da quello che leggo sulla stampa, sembrerebbe di sì. C’è, a questo punto, definitivamente da capire se la competenza sia del tribunale svizzero o di quello italiano, ovvero, per risvolti diversi di entrambi. E, parallelamente, se l’accordo sottoscritto da Margherita Agnelli nel 2004, quello con cui si tirava fuori dalla spartizione dell’asse ereditario, sia ancora valido o sia da considerarsi nullo, a prescindere da quale sia la nazionalità del tribunale di competenza. Perché quel patto sottoscritto da Margherita Agnelli nel 2004 dovrebbe essere considerato nullo? Da quello che sembra emergere Margherita lo avrebbe sottoscritto senza la consapevolezza di quella che era la reale situazione economica del padre. Se fosse così, la sua sarebbe una volontà viziata. Se avesse potuto conoscere nel dettaglio la reale consistenza dell’asse ereditario, avrebbe presumibilmente optato per una soluzione diversa, magari negoziando un accordo differente. La domanda è: a Margherita sono stati forniti tutti gli elementi utili perché prendesse in piena consapevolezza la sua decisione? Quale è la sua risposta a questa domanda? Dalle indiscrezioni degli organi di stampa che si susseguono anche in questi giorni in relazione ai passaggi di somme dal padre alla madre di Margherita, che le era stati nascosti, sembrerebbe di no. Pertanto è comprensibile che Margherita, dopo essere venuta a conoscenza di questi passaggi alla morte della madre, abbia deciso di rimettere tutto in discussione. Anche perché il patto lei sottoscritto nel 2004 contiene alcune zone d’ombra… Margherita sembrerebbe che abbia sottoscritto quel patto, circondata da una generale “ostilità”. Da quello che risulterebbe anche dalle carte e ricostruzioni giornalistiche di questi anni, sembra che lei si sia trovata a sottoscrivere l’accordo del 2004 in un regime di totale “ostilità ambientale”. Aveva di fronte i consulenti del padre che non avevano certo un atteggiamento per così dire positivo nei suoi confronti, tanto che, prima di potere accede al mare magnum delle carte, che riguardavano l’impero economico del padre, ha dovuto intraprendere delle azioni giudiziarie. A quell’ambiente indubbiamente poco sereno si aggiungeva la crisi che in quel momento la Fiat attraversava. Inconsapevolezza dell’entità reale dell’asse ereditario, clima non sereno, la sofferenza per la contrapposizione con il figlio che era stato designato, il peso delle difficoltà dell’azienda di famiglia. Ce n’era abbastanza per sentirsi presumibilmente “costretta” a firmare un patto, poi rivelatosi assolutamente sconveniente. Per farla decidere, sconfortata, “meglio pochi, (comunque tanti ma non il giusto forse), maledetti e subito”. Quali sono i possibili scenari futuri? Fra gli scenari futuri, se i giudici dovessero seguire la ricostruzione della figlia dell’Avvocato e darle ragione, ci sarebbe anche la possibilità di una rivoluzione all’interno degli assetti dell’azionariato della cassaforte “Dicembre”, quella che detiene tutti i gangli di comando dell’universo FCA. Si potrebbe arrivare a una spartizione completamente diversa dell’eredità? Sì, a una spartizione completamente diversa che tenga conto, secondo il diritto italiano, del ruolo di figlia di Margherita, senza nulla togliere al riconoscimento della parte disponibile, oltre la legittima a lei spettante, ai suoi figli di primo letto John, Ginevra e Lapo. La quota legittima dell’eredità, sia del padre che della madre, spetterebbe a lei. Pensa che prima o poi si deciderà di lasciar perdere, una volta per tutte, ripicche e contro-ripicche e di accendere finalmente fumi di pace? E’ quello che dovrebbe accadere e che mi auguro accada. Alla luce della situazione che si è venuta a creare, mi chiedo se non sia meglio azzerare tutto e provare a trovare un nuovo accordo. Un accordo che scriva la parola fine a una querelle comunque dolorosa, nel rispetto degli interessi e delle aspettative di tutte le parti in causa. Un accordo che ripristini un clima di serena convivenza fra parenti e consanguinei, coeredi non solo di un vastissimo patrimonio economico, ma anche di uno straordinario e glorioso capitolo della storia del nostro Paese. di Antonello Sette

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