Sting suona in solidarietà dei licenziati dalla Bekaert di Figline




Sting, il mitico bassista degli altrettanto leggendari Police, la band britannica che ha creato un nuovo sound tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta non stanca mai di stupire. Dopo prove dell’artista come attore e persino con una pregevole incursione nel mondo del tardo rinascimento con l’album “Songs from the labyrinth”, un disco di musica per liuto tratto e dedicato alle opere del compositore inglese John Dowland. Il cantante, tra l'altro proprietario da molti anni di un casale nel Chianti nelle colline sopra Figline, in località Palagio, ieri è arrivato, chitarra acustica in spalla, al presidio permanente davanti ai cancelli dello stabilimento della Bekaert di Figline Valdarno intorno alle 11 accompagnato dalla moglie Trudie e, dopo aver intonato insieme agli operai “Una vita da mediano” di Ligabue, ha improvvisato la sua storica “Message in a bottle”, accompagnandosi con la chitarra mentre veniva ripreso da decine di telefonini per poi dire davanti al pubblico: «La vostra storia è la stessa storia del mio paese, dove fu chiusa all'improvviso l'unica fabbrica che c'era, che produceva navi». Sting indossava una maglietta con sopra scritto “Io sto con i lavoratori Bekaert”, realizzata appositamente da Mauro Biani. A prendere i contatti con l’artista era stato l’operaio Andrea Brunori, da tempo amico di uno dei membri dello staff di Sting e che ha fatto da tramite con l’ex-Police, sempre molto sensibile a tematiche del genere e che quindi, si è subito reso subito disponibile a incontrare i lavoratori e portar loro la sua solidarietà.


Gli ex operai della Bekaert, una multinazionale belga che produce acciaio, sono in un sit-in di protesta dallo scorso giugno contro la chiusura dello stabilimento e il conseguente licenziamento di tutti dipendenti. In seguito alle proteste l’azienda ha comunque rinviato i licenziamenti al mese di ottobre.

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