Sul tetto del mondo per la vittoria, sotto i riflettori per i disordini: i nuovi barbari francesi
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Sul tetto del mondo per la vittoria, sotto i riflettori per i disordini: i nuovi barbari francesi



Cronache dal medioevo della decenza. Mentre in Europa si discute di tolleranza e accoglienza incondizionata verso i migranti, tra le proteste che fioccano contro Salvini, ultima delle quali a Ventimiglia con centinaia di persone in corteo al grido di “L’Italia non è Salvini”, per la linea “dura” di protezione dei confini, mentre un doroteo candore moralistico attraversa il Vecchio Continente, alcuni dei suoi figli si divertono a ripercorrere le orme degli avi. Barbari, come li ha definiti Vittorio Sgarbi.

La Francia è campione del mondo di calcio e i francesi festeggiano, impazzendo. Solo nella giornata di ieri, i nuovi barbari sono calati sull’Europa. A Parigi, la grande festa sugli Champs-Élysées si è trasformata in un campo di battaglia, con la polizia costretta ad evacuare la zona e a lanciare lacrimogeni, in seguito a tafferugli, vetrine di negozi sfondate, auto cappottate, ruberie di riottosi col passamontagna che hanno saccheggiato il "Publicis Drugstore" di Parigi, facendo incetta di vino e champagne. Anche a Lione, in cui un centinaio di persone si sono scontrate con la polizia, Marsiglia, Ajaccio, e Mentone, si sono registrate tensioni, di lieve entità rispetto alla capitale.

A Parigi, come a Roma. La “furia” francese non si è fermata ai confini nazionali.

A Campo de’ Fiori, i tifosi dei bleus che festeggiavano la Francia vittoriosa ai mondiali, sono saliti sulla fontana di piazza, copia ottocentesca della vasca della Terrina, progettata da Giacomo Della Porta, e si sono tuffati, ignorando del tutto i danni che avrebbero potuto arrecare alla struttura delle vasche. Come l’eco dei saccheggi della Capitale di quei padri occupanti al soldo di Louis-Alexandre Berthier nel 1798, epoca della “sorella” Repubblica Romana, o con la spensierata faccia di bronzo dell’eterno adolescente Macron, quando moralizzava, novello Torquemada, i vomitevoli italiani sull’accoglienza dei migranti, dimenticando, con la solita memoria a targhe alterne, i metodi utilizzati dai “galletti”, a Ventimiglia, per respingerli. La medesima barbarie inflitta nel nome della civiltà presunta. La morale degli amorali.

«Queste scene mostrano il livello di civiltà di un popolo», commenta Vittorio Sgarbi, «noi siamo in grado di autoregolarci, francesi e olandesi sono barbari, mi viene in mente il sacco di Roma».

Un déjà-vu per la Capitale, che si ripete in loop. Il loop dell’incoscienza. Come gli olandesi nel 2015, hooligans del Feyenoord, colti da furia barbarica, quando, ospiti della città per una partita con la Roma, decisero che era giunto il momento di stuprare la bellezza in nome di un’imprecisata imbecillità, sfregiando seriamente la Barcaccia, antico prodigio del Bernini, in piazza di Spagna.

Chi calpesta la bellezza, non sarà mai degno della civiltà. Fintanto che la gioia sarà incontenibile allo stesso modo della cieca stupidità è difficile distinguere la virtù.


E.R.


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