Suppletive, Sansonetti: «Spero vinca Palamara contro lo strapotere della magistratura politica»


«Palamara contro tutti. Spero che riesca a portare la sua battaglia contro lo strapotere della magistratura in Parlamento». Piero Sansonetti, direttore del quotidiano “Il Riformista”, a margine del gazebo, tenutosi in Piazza Cardelli a Roma, per raccogliere le firme sui sei quesiti relativi al referendum sulla giustizia giusta, in un’intervista rilasciata a Spraynews, interviene sulle suppletive. Il noto giornalista, però, non manca di esprimere anche qualche considerazione rispetto al lavoro effettuato dalla ministra Cartabia, sulla Loggia Ungheria e su come andrebbe cambiata la giustizia in Italia.


Al gazebo, organizzato dal Riformista, presenti esponenti di diversa estrazione politica…


«La battaglia nostra è quella. Siamo nati per ridare al giornalismo italiano una versione garantista perché oggi è inutile nasconderlo quello giudiziario è interamente subalterno alla magistratura, che decide quasi sempre l’informazione sulle grandi questioni relative alla giustizia. E’ la nostra sfida sia nel giornalismo che nella società. Per tale ragione, abbiamo deciso di raccogliere le firme, pur essendo un qualcosa di inusuale per un giornale. Il punto fermo resta sempre lo stesso, ovvero lo Stato di diritto, che riteniamo purtroppo che in Italia non esista. Poco ci interessano le posizioni diverse, di centrodestra o centrosinistra, che talvolta convergono e altre divergono».


Ha parlato di giornalismo subalterno alla magistratura, cosa ne pensa della candidatura di Palamara?


«Lo scontro è sicuramente Palamara contro tutti. Chi vuole che si interrompa lo strapotere della magistratura politica e chi invece non la pensa in questo modo. La sfida sarà questa. Spero, pertanto, che vinca Palamara, anche se è molto difficile».


Condivide la scelta dell’ex magistrato di non avere simboli?


«Il simbolo è lui, la sua battaglia contro lo strapotere della magistratura che interpreta in maniera consapevole, avendo fatto parte di quel mondo e quindi meglio di tutti denuncia ciò che non ha funzionato e non funziona. E’ l’uomo giusto, pertanto, per portare queste idee in Parlamento».


Rispetto al lavoro effettuato dal ministro Cartabia, che idea si è fatto?


«Luci e ombre. Con una maggioranza rosso-bruna, diciamo così, con una componente reazionaria fortissima come quella dei 5 Stelle era difficile fare una riforma buona. La sua diciamo che è appena accettabile, dopodiché bisognerà vedere se riuscirà a mettere le mani sulla questione dell’ordinamento, ovvero a riuscire ad avere una magistratura che non sia il centro di potere più importante che c’è in Italia, ma che possa compiere il suo lavoro, essenziale ma non assoluto. Fondamentali sono la separazione delle carriere e l’abolizione della obbligatorietà dell’azione penale. Nei quesiti che chiediamo di firmare ci sono questi aspetti. E’ naturalmente difficilissimo renderli effettivi perché stiamo parlando di referendum abrogativi, quindi si può solo con una certa attenzione modificare leggermente le leggi. Andrebbe fatta una legge molto netta contro la carcerazione preventiva, che è una forma di sopraffazione da parte di alcune migliaia di Pm su sessanta milioni di italiani».


Pochi magistrati, pertanto, rischiano di distruggere la vita di tantissime persone…


«Stiamo parlando di circa duemila Pm e in ogni caso non sono tutti così. Il problema vero della magistratura è che probabilmente pur esistendo una maggioranza democratica e leale al diritto, purtroppo non parla ed è terrorizzata dallo strapotere delle correnti».


A suo parere, esiste la loggia Ungheria?


«Non lo so. Bisogna indagare. Se ci fosse stato il sospetto che esisteva una loggia segreta che guidava la politica in Italia avremmo avuto quattrocentomila Pm, arresti, avvisi di garanzia. Si portavano pure i giornalisti del Riformista all’istante. Se, invece, esiste una loggia segreta che governa la magistratura poco importa a nessuno e questa è una delle dimostrazioni che c’è uno squilibrio di poteri che rende impossibile uno Stato di diritto».


Di Edoardo Sirignano

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