Tap, è guerra aperta nel Movimento 5 Stelle tra governo e attivisti


Il gasdotto pugliese si può fare: è il parere dei tecnici del ministero dell'Ambiente che dà sostanzialmente il via libera allo sbarco della pipeline che porterà il gas dell'Azerbaijan. Il ministro Sergio Costa si accontenta di un freddo comunicato per avvertire che le valutazioni di impatto ambientale effettuate dal governo Renzi non hanno profili di illegittimità; quindi le ha trasmesse al premier Giuseppe Conte. Che è stato costretto a dare il via libera del governo. «È il momento di fare scelte e metterci la faccia», dice il capo del Governo rivolgendosi ai sindaci pugliesi. Immediata la replica dell'opposizione, con la capogruppo Pd in commissione attività produttive Teresa Maggiore che twitta: «No presidente Conte su Tap non ci avete messo la faccia. Quella l'abbiamo messa noi perché credevamo allora e crediamo oggi nella strategicità dell'opera. Voi la faccia l'avete persa dopo aver saccheggiato voti con le vostre bugie e false promesse. Siete dei bugiardi seriali».

Ma Conte va avanti: «La Tap si deve fare, non ci sono illegittimità. Abbiamo fatto di tutto ma non si può più intervenire sul progetto pianificato dai governi precedenti». Insomma, dopo l'analisi costi-benefici, dopo il dialogo col territorio, dopo l'esame di tutti i documenti presentati dalle autorità locali il risultato è lo stesso: i contratti ci sono e si prosegue. Per Conte non c'è via d'uscita: «Interrompere la realizzazione dell'opera comporterebbe costi insostenibili, decine di miliardi di euro. In ballo ci sono numeri che si avvicinano a quelli di una manovra economica».

Ma proprio sulle penali il Movimento No Tap non ci sta e lancia una manifestazione contro il riavvio dei lavori per domani alle 10 davanti alla torre di San Foca «proprio quella davanti alla quale decine di attivisti a 5 Stelle si sono stracciati le vesti», dice in un videomessaggio il portavoce Gianluca Maggiore, che aggiunge: «In questi mesi si è ciarlato di costi e benefici, di fantomatiche penali ma nessuno ha tirato fuori i documenti. A questo punto, chiediamo alla ministra Barbara Lezzi, visto che ha detto di poterlo fare, di portarci le documentazioni che attestano queste penali, gli host government agreement, che dovrebbero essere pubblici ma che non lo sono neppure con il suo governo. Sarebbe il caso di sapere chi ha firmato queste penali, ammesso e non concesso che ci siano. E sarebbe il caso che questa documentazione non resti nel chiuso delle stanze delle riunioni private di palazzo Chigi. Noi ci attendiamo che ci sia uno scatto di orgoglio dei rappresentanti più alti del Movimento 5 stelle che sono al governo, per l'appunto la ministro Lezzi. Altrimenti dignitose dimissioni».

Una via d'uscita sembra però esserci ancora: nel suo comunicato al premier Conte il ministro dell'Ambiente Costa scrive che il Via, la Valutazione d'impatto ambientale, è stata rilasciata sul progetto definitivo, ma sugli eventuali e probabili adattamenti alla fase esecutiva le prescrizioni possono essere aggiornate se emergono nuove situazioni.


di Paolo dal Dosso

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