“Tempo e realtà”, un’aggregazione intellettuale organizzata per non escludere


Sabino Morano, fondatore dell’associazione “Primavera Meridionale”, scrittore e conoscitore delle dinamiche nazionali, in un’intervista esclusiva a Spraynews, presenta il suo ultimo lavoro “Tempo e realtà, manuale per orientarsi nel mondo postmoderno”


Quali le ragioni che l’hanno spinta a scrivere il testo?


“Il primo scopo del volume è lanciare l’idea di un’aggregazione intellettuale organizzata capace di riflettere su un presente che appare sempre più incerto e soprattutto in grado di dialogare anche con coloro che la società attuale tende ad escludere. Tantissime allo stato sono le posizioni non rappresentate o messe in disparte dal progressismo globalista della governance. La seconda ragione è riscoprire appunto il significato del termine volontà così da staccare la spina definitivamente a quelle pseudoscienze e pseudomorali, che dissimulando il loro carattere prevalentemente ideologico, si sono imposte come verità assolute”.


Perché “Tempo e realtà”?


“Nell’attuale situazione viviamo un cambio di paradigma storico-economico e politico, dovuto al cambiamento del modello di produzione che oggi ha al centro la società dell’informazione. Non tutti se ne sono accorti. Continuiamo purtroppo a sentire ogni giorno discorsi che appartengono a un’altra epoca”.


Chi sono i destinatari del volume?


“Coloro che non sanno e non hanno il tempo di dedicarsi a uno studio sistematico delle questioni, ma che comunque intendono dare un contributo per uscire fuori dal disordine generato dai rapidi cambiamenti del nostro tempo”.


In tal senso, quanto accaduto con l’ultimo referendum potrebbe essere più di un semplice esempio…


“Si tratta dell’ennesima dimostrazione che persone e politica sono mondi sempre più distanti. Quest’ultima ha difficoltà a capire quali sono i reali problemi dei cittadini. Ecco perché serve partire dalla prepolitica, ormai prerogativa indispensabile”.


Quanto conta oggi il mondo delle fake news?


“In realtà ci sono narrazioni che si sostituiscono alla realtà e in un certo senso la determinano. Basti pensare a quello che fa il rating. Questo accade nel mondo economico e si ripete anche tra chi amministra. Mai come in questo momento l’informazione o meglio ancora la disinformazione determina una pressione su quanto accade nella società”.


La pandemia ci ha aiutato a comprendere un mondo che, in maniera rapida, sta

cambiando?


“Ha dimostrato la potenza dell’informazione. Sono state prese precisioni impensabili probabilmente soltanto perché determinati flussi comunicativi hanno indirizzato in un certo senso la comunicazione. Ha preso il sopravvento soprattutto quella che chiamiamo sfera emotiva, la quale a volta è stata anche causa di errori. Il Covid ha rappresentato una sorta di esperimento sociale. Non voglio avallare tesi complottiste, ma ha mostrato come delle libertà individuali possano essere messe in discussione dalla sera alla mattina”.


In tale contesto, che ruolo gioca la politica?


“Una delle caratteristiche della postmodernità è l’assenza della politica. Viviamo in una fase in cui quest’ultima davvero conta poco. Aspetto incredibile è che non sembra rendersene conto. Quando l’informazione e il mondo finanziario sono capaci di determinare scelte, è chiaro che a pagare lo scotto è solo la politica”.


Come risolvere il problema?


“Bisogna innanzitutto individuarlo. L’analisi di quello che succede deve essere la priorità. Soltanto così potranno essere intraprese le scelte giuste e quindi sarà possibile riacquistare la credibilità lasciata per strada. Il problema odierno è che troppo spesso non si riescono a riconoscere i sintomi del male da cui è afflitta la nostra società non si riescono a trovare cure adeguate. Tempo ed energia si spendono talvolta senza effetti. Ecco perché analizzando la storia e gli autori di ogni epoca, ho cercato di fare un’analisi non per trovare la medicina al male, ma almeno un qualcosa in grado di alleviare i sintomi”.


Di Edoardo Sirignano

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