Terrana (Udc): «In Sicilia saremo il primo partito e non solo del centrodestra»



Decio Terrana, segretario regionale dell’Udc in Sicilia, in un’intervista a Spraynews, sottolinea come l’isola possa essere un laboratorio politico per riunire il centro, considerando che già c’è stato un confronto con i renziani per un’intesa alle regionali. Discorso diverso, invece, per quanto riguarda Calenda.


Si parla di divisioni all’interno della coalizione di centrodestra. E’ davvero così?


«Siamo compatti. La linea principale dell’Udc è mantenere la coalizione unita. Ci sono le condizioni e i numeri per vincere le elezioni e governare la Sicilia per altri cinque anni. Non dobbiamo sprecarle. Alla fine verrà fuori il buon senso. Ci siederemo intorno a un tavolo e ragioneremo su una piattaforma politica che possa risolvere i problemi di questa terra».


Ognuno, però, fa richieste di candidature per il proprio partito…


«E’ chiaro che ciò avviene, ma quando sarà il momento ragioneremo insieme e l’unico obiettivo sarà la vittoria finale».


C’è chi afferma che l’Udc stia perdendo peso. Ciò corrisponde alla verità?


«Non siamo scomparsi e lo dimostra il fatto che in molti Comuni, nell’ultima tornata elettorale, siamo stati il primo partito. Significa, pertanto, che siamo vivi, presenti sui territori e soprattutto che stiamo bene».


Pensate anche di arrivare avanti a Forza Italia?


«Lo siamo, in diverse municipalità, alle ultime amministrative. Non è questo il problema. Ogni elezione ha una storia. Sono fiducioso, però, perché c’è una base culturale e la Sicilia da sempre è stato un popolo democristiano. Non abbiamo, purtroppo, lo spazio sui media di altri per far conoscere le nostre idee. Siamo, infatti, quelli sturziani, popolari e non populisti, ovvero coloro che si siedono intorno a un tavolo esclusivamente per risolvere problemi e non rientriamo tra chi cerca a tutti i costi un avversario o un nemico per acquisire consenso. Abbiamo, invece, un progetto per la Sicilia, che mette al centro l’uomo, i suoi bisogni, le sue necessità, la famiglia, che oggi purtroppo sta scomparendo. La normalità sta diventando anormalità. Anche la vita di un uomo e una donna che dovrebbe essere la cosa più scontata a volte non lo è. Per questo intendiamo batterci, non per una politica gridata che arriva alla pancia della gente senza risolvere nulla. Molti vanno in televisione, parlano anche bene, dicono cose interessanti, ma poi tornano a casa senza risolvere nulla. Per fare ciò servono uomini e donne capaci, intelligenti e in grado di sedersi intorno a un tavolo per il bene della propria comunità».


Pensate di eleggere più consiglieri della precedente tornata?


«Siamo stati in Sicilia il secondo gruppo. Non solo sono convinto che confermeremo questo risultato perché allora facemmo la lista in un momento di grande difficoltà politica nazionale, ma addirittura ritengo che possiamo arrivare anche primi. Se alle comunali le indicazioni dei siciliani sono state queste, non comprendo perché non debba accadere lo stesso alle regionali. Tante sono le adesioni, le persone che vogliono candidarsi e attivarsi. Altri, invece, sono in un momento di perdita».


Cosa ne pensa di Lombardo, vittima della malagiustizia?


«Quello che penso, lo ha detto la magistratura. Bisogna solo prendere atto della sentenza. Lombardo è una persona perbene, onesta e che non c’entra nulla con la mafia».


Per quanto riguarda le questioni romane, è favorevole alla corsa di Berlusconi al Colle?


«Potrebbe essere un ottimo Presidente della Repubblica perché ritengo che oggi la sua esperienza e maturità politica siano indiscutibili. Pur essendo stato sempre vessato e ostacolato, può far bene ancora».


Casomai non dovesse andare in porto questa soluzione…


«L’Udc per ora è solo su Berlusconi. Nel futuro se non dovesse passare tale nome, valuteremo il da farsi, ma restiamo convinti che possa farcela».


Si parla molto di centro. A suo parere è ancora possibile riunire i moderati?


«Il popolo italiano ha bisogno di centro. Se la gente non va a votare è perché non si identifica più in questi partiti. Le persone hanno necessitano dei moderati, di una forza politica che sappia interpretare le esigenze della collettività e quindi motivare i cittadini a non astenersi dalle urne. Anche il nostro segretario nazionale Lorenzo Cesa lo ha detto più volte, compreso un incontro avutosi nelle ultime settimane, in cui ha manifestato la volontà ad aprire a tutti i centristi. Abbiamo spostato, infatti, il tesseramento al 30 marzo proprio per coinvolgere tutti, senza egoismi e individualismi, anche coloro che rappresentano sé stessi. Nella vita politica il buon senso ci porta a ragionare così».


In Sicilia ha avuto un confronto con i renziani?


«Ci siamo sentiti, parlati, confrontati. Se si spostano verso il centro, ben vengano. Dobbiamo mettere insieme tutti i centristi. La Sicilia può essere un laboratorio in vista delle politiche. Le differenze tra noi sono poche o nulle. A livello regionale già mi sono sentito con Faraone. Non bisogna partire, però, dal io voglio fare questo o quello o peggio ancora da una squadra di potere. Se ci ritroviamo, invece, intorno a un’idea, a un progetto sono convinto che una forza di centro governerà l’Italia per tanti anni perché a differenza dei populisti il nostro percorso è più lungo, ma più solido. Non vogliamo essere come chi in un anno arriva a cifre stratosferiche e poi cala in un colpo. La gente, infatti, ha capito chi grida soltanto, senza risolvere nulla».


E’ d’accordo, invece, a sedersi allo stesso tavolo con Calenda?


«A oggi non lo vedo verso il centro, ma spostato più a sinistra».


Di Edoardo Sirignano

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