The Young Hope #rinascitaitalia: Massimo D'Alema, Giampiero Massolo e Vincenzo Amendola.

Conduce la giornalista del Corriere della Sera Marilisa Palumbo:



D’ALEMA: La globalizzazione è stato uno straordinario processo di crescita della ricchezza e di allargamento del mercato mondiale, crescita delle opportunità di vita e del benessere, ma ha determinato uno squilibrio crescente tra la politica nazionale e l’economia globale, producendo grandi squilibri

Equilibrio politico era basato sul bipolarismo… unificazione del mondo intorno ai valori dell’occidente omologazione del mondo è fallito per le debolezze intrinseche contenimento delle diseguaglianze le democrazie funzionano meno bene

Osserviamo il ritorno al nazionalismo, alla difesa dei confini nazionali, al sovranismo. Non sono un sovranista, ma dobbiamo costruire un equilibrio politico di tipo pluralistico, basato sul rispetto tra le forze in campo e la Cina rappresenta la seconda economia del mondo, forse è avviata a diventare la prima. E’ una grande civiltà che l’occidente fatica a capire per via della sua complessità e per un errore di lettura che ci portiamo dietro. Nel 1990 l’Economist annunciava l’economia cinese come al capolinea e quasi ogni anno un centro anglosassone ne annuncia da allora la fine. L’errore è che viene presentata come una variante del modello sovietico, che era un modello forte e anelastico e di fatti come sappiamo è crollato. Cina è un modello assai più complesso, costruito su 4 mila anni di storia con una forte resilienza. Per comprenderla bisogna comprendere la cultura orientale, quel mix tra confucianesimo, taoismo e la cultura marxista che è la parte più occidentale del mix. Il tema non è fare i conti con la Cina ma come si fanno i conti con la Cina.

Se l’Occidente decide di fare del rispetto dei diritti umani uno dei criteri della sua politica estera deve essere coerente. Assistiamo ad un uso strumentale di questi temi: fino a che la Cina produceva a basso costo per noi nessuno lo sollevava. Oggi con il potere tecnologico ci sono diversi mal di pancia e il tema viene agitato. Il presidente Trump ha detto che già a gennaio sapeva della pericolosità del Covid e non lo ha comunicato per non spaventare gli americani. La Cina ha pagato e ha fatto pagare al mondo un alto prezzo e ha rallentato di un mese almeno l’allarme, ma questo non placa la responsabilità di come alcuni paesi hanno affrontato la pandemia quando lo hanno saputo. Le responsabilità politiche sono più elevate in questo caso. La campagna anticinese viene alimentata da quando è chiara la possibilità di contendere il primato americano, almeno in alcuni settori, almeno in quello tecnologico. Io non credo che il 5G cinese sia un problema per la nostra sicurezza. Dobbiamo essere in grado di proteggere i nostri dati dalla loro ingerenza, ma non è diversa da quelle delle 4 grandi società americane (Google, Facebook, Amazon, Twitter) dispongono già dei nostri dati in Europa, senza nemmeno pagare le tasse. Se dobbiamo affrontare il tema della nostra privacy e sicurezza dobbiamo farlo tout court.

Abbiamo una grande occasione in questo frangente e nasce dal fatto che la classe dirigente tedesca si è resa conto in questa pandemia che non può fare a meno dell’Europa e quindi siamo passati dall’austerità ad una politica espansiva. Io credo che l’occidente non possa difendere il suo primato facendo il viso delle armi a tutto il mondo: siamo in guerra commerciale con i cinesi, siamo in conflitto con il mondo islamico sciita e sunnita, imponiamo sanzioni alla Russia. Pensiamo davvero che sia il conflitto la via della relazione migliore per l’Occidente? Io ho seri dubbi che lo sia. Dobbiamo discutere con gli Americani, come abbiamo fatto in passato, ma il compito dell’Europa è spingere la nuova amministrazione americana a ripensare il ruolo dell’Occidente del suo complesso. Serve una logica di nuova coesistenza, perché l’esito di una nuova guerra fredda oggi temo che non sarebbe lo stesso di quella terminata con la caduta del muro di Berlino. Stiamo spingendo la Russia e le sue potenzialità in termini di materie prime verso le potenzialità tecnologiche della Cina. Il problema dell’Occidente è trovare una nuova leadership che viva questo tempo che uno studioso americano ha definito nei termini di una “vecchiaia rancorosa”, come ci è apparso chiaramente nel confronto americano. Se diventiamo un vecchio rancoroso ci facciamo del male.



AMENDOLA «A febbraio/marzo vedevo un’Europa che discuteva del Covid senza contare l’elemento politico. Tra febbraio e luglio era un grande enigma: potevamo far sì che l’Europa crollasse o fare un’altra scelta; per fortuna ci si è incamminati su un’altra scelta. A marzo l’Europa era già un cadavere per tutti gli opinionisti dei quotidiani italiani. Oggi c’è una ripresa, ma è solo un primo passo. Ed è frutto di un accordo politico, che però dovrà essere implementato e sostenuto da scelte successive.


Ora attendiamo le elezioni degli Stati Uniti, ma oggi la nostra identità si costruisce in un mondo multipolare. L’autonomia strategica c’è: non contro qualcuno, ma per fare delle scelte. Abbiamo aspettato dieci anni, abbiamo aspettato le nostre priorità dopo il fallimento politico della vicenda della scorsa crisi finanziaria. La politica fiscale del 21 luglio funziona se investiamo tutti e 27 nella rivoluzione digitale, non contro un competitor o un alleato, ma a favore di una ricostruzione di una propria sovranità. Soprattutto dove passa il grande tema della privacy, che deve unire alleati che credono in una sicurezza generale.

L’accordo del 21 luglio è importante non perché è la panacea di tutti i mali, ma perché l’Europa si incammina su una strada non semplice. Il New Green Deal si innesta sull’accordo di Parigi: è una sfida di competizione, si farà a sportellate: non è il libro dei sogni. Serve grande coordinamento tra i 27».



MASSOLO: Della Cina ci è bisogno, è un partner importante per tutti al di là della declinazione propria di ogni governo. Noi abbiamo forse avuto l’ingenuità di voler formalizzare. Forse ottiene di più chi da una decina di viaggi, vedi la Merkel, con le molte aziende tedesche a Pechino. Dovremmo farci più sagaci. La Cina conviene a certe condizioni: la prima è un partner e non un alleato, perché non apparteniamo all’Eurasia. Dobbiamo percorrere dei passi insieme ma non possiamo andare come singoli stati perché siamo troppo piccoli. Dobbiamo farci scudo delle istituzioni europee. La parola chiave è il concetto di reciprocità per evitare i rischi di un patto leonino e far valere il peso europeo. Un compito importante dell’Europa è di puntellare l’occidente: Usa sono distratti ma non solo adesso, fin da Obama. Bisogna rifondare ordine internazionale, una nuova mega Breton Woods, ma siamo di fatto in una situazione di stallo tra gli USA che vogliono mantenere una leadership e la Cina che la vuole ottenere. Tra loro il Covid che ha esasperato tendenze involutive in essere, ma non ci sono eventi dirompenti come le guerre mondiali e non c’è una leadership mondiale forte da cambiare l’orizzonte di un ordine che oggi è indefinito. Ai paesi europei verrà chiesto di scegliere e noi dobbiamo accelerare la nostra incompiuta identità politica europea. Sarà un mondo teso e conflittuale quello che ci attende.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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