Tiberti: «Ha fatto bene Palamara a candidarsi, mi sembra che a Roma sia molto appoggiato»


Covid: «Il green pass serve a poco, aumentano i vaccinati positivi»

Amministrative: «Non escludo un ballottaggio tra Michetti e Calenda»

Afghanistan: «Deve essere l’Europa a intervenire, altri non capisco a che titolo parlino»


Sergio Tiberti, docente universitario, direttore del Centro interdipartimentale di Epidemiologia e docente di Igiene generale applicata all’Università dell’Aquila, nonché autorità riconosciuta a livello internazionale sul tema della sicurezza del lavoro, in un’intervista esclusiva a Spraynews, si dichiara scettico su quanto anche la stessa terza dose possa coprire tutte le nuove varianti di Covid. Per quanto riguarda la politica, da esperto conoscitore, invece, difende la scelta di Palamara di candidarsi alle suppletive e rimarca come a Roma tale decisione sia molto appoggiata. Sulle amministrative, poi, non esclude un crollo del Pd e un possibile ballottaggio tra Michetti e Calenda.


Da medico, può dire che è terminata l’emergenza?


«Non è finita. Ci sono delle mutazioni e quindi non si deve abbassare la guardia».


Da esperto di sicurezza del lavoro, invece, cosa ne pensa del green pass?


«In effetti serve a poco perché abbiamo dei casi che hanno fatto la vaccinazione, hanno il green pass e sono positivi. Sono quelle cose che in un certo senso possono essere utili per limitare ulteriori contagi».


Quale la strada per frenare una nuova ondata di Covid?


«Stiamo parlando di un virus sicuramente manipolato in laboratorio, come ha già detto anche il mio maestro Montagnier. Altrimenti non ci sarebbero state tutte queste mutazioni e adattamenti. Bisogna, quindi, continuare a mantenere ogni precauzione possibile. Naturalmente è fondamentale andare avanti con le vaccinazioni, tenendo presente che andremo verso un terzo inoculo di siero, sempre che questo copra anche le ultime mutazioni».


E' un esperto conoscitore della politica italiana. Chi sono i favoriti per il ballottaggio a Roma?


«Sicuramente Michetti e poi bisogna vedere se Gualtieri ce la farà. Potrebbe esserci anche la sorpresa Calenda. Mi sembra che le previsioni sul Partito Democratico sono molto scarse. E’ una partita, quindi, apertissima».


Cosa ne pensa, invece, della candidatura di Luca Palamara alle suppletive?


«Ha fatto bene a presentarsi. Mi pare a Roma sia molto appoggiato. Non credo tanto alla candidatura dell’ex ministro Trenta, soprattutto tenendo conto che scende in campo non con il Movimento ma con l’Italia dei Valori, un partito che ha chiuso a causa di grandi problemi. Non ritengo, pertanto, che possa rappresentare quest’ultimo una scelta vincente».


Palamara è anche diventato un simbolo di una lotta contro la malagiustizia. Lei è stato protagonista di una lunga guerra giudiziaria su cui alla fine ha avuto ragione…


«Sette anni di processo, pur essendo stato io a denunciare, sono tanti. La persona coinvolta nella vicenda era molto appoggiata a sinistra e quindi si è andato avanti. Magari Palamara potrebbe dirci qualcosa».


Che consiglio si sente di dare a chi come lei è stato coinvolto in un caso del genere…


«Non sono stato vittima di accuse infondate perché parte civile. Certo chi avevo denunciato mi ha fatto diverse denunce, sperando di avere quantomeno un po' di pubblicità. Non c’è mai riuscito. Ecco perché bisogna stare sul pezzo. Sperare sui giudici seri e onesti che esistono. Esorto Palamara a firmare il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati. Sarebbe una bella presa di posizione. Non capisco perché se sbaglio come medico mi fanno nero, mentre esiste poi una casta che non risponde a niente e nessuno. E’ vero che esiste un disciplinare del Csm, ma nei fatti Palamara è stato l’unico a essere stato condannato. Ha, quindi, tutta la mia simpatia».


Una vicenda di attualità è quella dell’Afghanistan. E’ favorevole a una rete della solidarietà?


«Ritengo che debbano essere gli Stati e soprattutto l’Europa a cercare di proteggere questi poveracci che addirittura si suicidano o si attaccano ai carrelli degli aerei. Altri non capisco a che titolo parlino. E’ l’Unione Europea che deve agire, non le varie onlus, queste cose private che non si sa a che titolo operino».


Perché, a suo parere, si è arrivati a tutto ciò?


«Dobbiamo chiederci perché il popolo e soprattutto le donne al posto di scappare non si attrezzano per combattere questi talebani. Nel mondo occidentale le donne hanno avuto moltissimi successi ogni qualvolta hanno intrapreso una battaglia. Non riesco a comprendere, quindi, perché non si è riusciti a opporsi a circa 70mila persone e soprattutto perché non ci sia stata un’opposizione popolare. Non riesco a spiegarmelo, a maggior ragione se si considera che l’esercito afghano era composto da 300mila elementi e non ha sparato un colpo di fucile. Probabilmente la loro cultura è quella, così come la loro mentalità. Non le condivido, avendo da sempre un modo di pensare favorevole alla parità di genere».


Di Edoardo Sirignano

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