Totò Cuffaro: Ho pagato il mio debito rispettando la sentenza, ora ho dovere di impegnarmi per paese


Con il 2022 lei è entrato a far parte, assieme a me tra l'altro, del nuovo Consiglio Direttivo di Nessuno tocchi Caino. Ci può parlare del suo impegno nella nostra associazione?


Io sono uno che ha aderito a Nessuno tocchi Caino nel lontano 2000 come socio sostenitore, facendo anche aderire la Regione Siciliana sempre da socio sostenitore con un contributo notevole, quindi è da sempre che credo nel lavoro che svolge. Poi le mie vicende umane e giudiziarie mi hanno fatto sperimentare quanto sia importante il lavoro e la presenza di Nessuno tocchi Caino dentro le carceri: quando sono stato detenuto ho avuto il loro supporto morale e soprattutto ho constatato l'impegno dell'associazione per i detenuti, sperimentandolo in prima persona con le visite nei giorni in cui nessuno si ricorda dei detenuti, come Natale o fine anno o Pasqua, di Pannella, Rita Bernardini, Sergio D'Elia, di tutti gli altri. Quindi una volta uscito dal carcere dopo aver scontato la mia pena ho ripreso il mio rapporto di collaborazione con loro. Dal 2015 collaboro attivamente a tutte le loro attività, dalla presentazione dei libri alla raccolta delle firme per i referendum ai congressi. Quando Sergio mi ha chiesto di far parte del Consiglio Direttivo ho accettato ben volentieri per poter sempre di più portare il mio contributo dentro un'associazione che si occupa dei diritti dei detenuti, dell'umanità nelle carceri, che si occupa soprattutto di quelli che non sono detenuti in carcere ma che rischiano di essere detenuti fuori del carcere perché vittime di interdittive, di confische, di tutta una serie di problematiche che secondo me vanno affrontate adeguatamente e soprattutto vanno colte nel loro significato più essenziale.

A questo proposito una delle tematiche forti di Nessuno tocchi Caino, trattata molto nell'ultimo congresso e libro, e che tu puoi conoscere bene perché nel Sud da cui vieni è più presente il problema, è proprio quella delle interdittive, degli scioglimenti preventivi dei comuni per mafia, dei sequestri preventivi. Lei cosa pensa di queste cose che rovinano un sacco di persone che poi si rivelano innocenti, soprattutto tanti piccoli imprenditori?

Penso che innanzitutto la presunzione d'innocenza è diritto sancito dalla natura, sancito dalle leggi, soprattutto sancito dai principi della nostra Costituzione ed è una follia pensare che possa questo principio essere travolto da una serie di leggi che il nostro Stato fa ma che non dovrebbe né potrebbe fare. Sto parlando delle leggi che autorizzano le prefetture a fare le interdittive, a fare gli scioglimenti di comuni, a dare prescrizioni di pericolosità sociale senza che l'interessato abbia la possibilità alcuna di poter far valere le proprie ragioni. Il diritto non deve funzionare che io faccio intanto una cosa e poi tu mi dimostri che non è vero, lo Stato deve dimostrare una cosa prima di agire, noi abbiamo invertito l'ordine naturale del diritto e della giustizia e questo è fuori da ogni logica di un paese che ritiene di essere un paese di diritti come il nostro. Dobbiamo ripristinare le regole, non si può far tutto questo in assenza di qualsivoglia contraddittorio che possa dare la possibilità a qualcuno di difendersi, di dimostrare che non è vero. Poi alla fine del percorso molti di quelli che hanno subito questo ingiusti provvedimenti dimostrano di essere innocenti ma sono già passati tanti anni, che hanno consentito all'azienda di fallire, alla persona di cadere in depressione, di perdere la propria libertà spirituale: tutto questo non può essere accettato in un paese come il nostro che è giustamente il paese dove il diritto è nato, perché è nato nell'Antica Roma e noi abbiamo il dovere di continuare a preservare questo forma di diritto per il quale nessuno può essere dichiarato colpevole sino a quando non viene processato in un contraddittorio e non è stata emessa una sentenza.

Quando sei uscito dal carcere, nonostante tutto nel 2020 hai aderito alla Nuova Democrazia Cristiana ricominciando con la politica, cosa ti ha spinto a rimetterti in gioco, alla tua età e dopo tutto quello che hai sofferto?

Io ho subito una sentenza che ho rispettato: su di essa affido il giudizio alla mia coscienza e a quella delle persone che mi conoscono. Non ho mai contestato la magistratura, ho sempre avuto fiducia nella giustizia, e la fiducia è vera quando la giustizia ti graffia le carni, ti fa soffrire e tu continui ad avere rispetto e fiducia. Perché il rispetto e la fiducia declamati da chi non ha avuto le carni graffiate dalla giustizia lasciano dei dubbi. Adesso ho visto quello che è successo in Sicilia con tutti questi paladini dell'antimafia che declamavano il rispetto della giustizia, ora che vengono colpiti loro dalle indagini e dai processi cominciano a non avere più lo stesso rispetto per la giustizia che prima invece chiedevano quando si occupava degli altri. Io invece questo non lo ho fatto, ho scontato la mia pena, credo di aver pagato il mio debito per intero con la giustizia, con il mio paese, con i miei errori e forse anche con la mia faccia, a questo punto credo di avere il diritto di tornare alla mia vita, forse ne ho anche il dovere, perché io sono stato in carcere nel rispetto di un principio costituzionale per rieducarmi e per risocializzarmi. Avendo fatto un percorso di rieducazione non solo ho il diritto, ma credo anche il dovere di tornare ad essere utile alla mia famiglia, alla società, al mio paese. Non potendo fare il medico, non potendo più fare politica in prima persona perché continuo ad essere interdetto – che anche questa è una cosa allucinante, lo Stato ti manda in carcere per reinserirti ma quando sei fuori non puoi più fare il tuo lavoro perché sei interdetto dai pubblici uffici, un'altra grande stortura dei nostri provvedimenti - però non sono interdetto dal pensare, dal ragionamento, dal mettermi a disposizione di un'idea e di una passione.

Quindi faccio l'agricoltore per vivere, vado in Africa a fare il medico volontario missionario, perché in Italia non lo posso fare ma in Africa sì perché si dimostra un paese un po' più civile del nostro da questo punto di vista, ma anche torno ad alimentare la mia passione che quella di riprendere il filo di una storia, la storia di un grande partito con i suoi valori, con le sue scelte, con le sue idee. Sto tentando di formare dei giovani facendo crescere una nuova classe dirigente, e mi prometto di fare tornare un'idea nella scheda elettorale. Ormai si vota per amicizia, per appartenenza, più che per scelta ideologica, non ci sono più i partiti ideologici nelle schede. Io nel mio piccolo con un gruppo di amici sto tentando di portare un'idea, una scelta di valori nella scheda, perché questo vuole essere la Democrazia Cristiana. Tutti pensavano che fosse un'idea anacronistica, che fosse lontana dalle esigenze che la politica pone oggi, invece non è così, c'è tanta attenzione, c'è tanto interesse, c'è tanta voglia di partecipare, insomma c'è tanta voglia di Democrazia Cristiana. Questo continuerò a fare fino a portare un po' di rappresentanti di questo partito al Parlamento Regionale siciliano.

Nel concreto quali sono le vostre proposte e progetti?

Noi intanto abbiamo un gruppo di giovani dirigenti, abbiamo scelto di puntare molto sui giovani sia di età che nello spirito per sempre. Non vogliamo deputati, non vogliamo ex deputati, ma una classe dirigente nuova che faccia con spirito nuovo le proprie scelte e stiamo lavorando a tutto campo per la giustizia, dalla raccolta firme per i referendum alla istituzione di un garante dei detenuti in tutte le città e le province dove ci siano le carceri, ad un gruppo di persone che sta lavorando per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle interdittive, le dichiarazioni di pericolosità sociale, le confische. Poi c'è il campo della sanità, con lo stare vicino ai più deboli e il cercare di spiegare quanto sia importante oggi la vaccinazione, lo stare vicino ai disabili e a quelli che hanno meno possibilità di condurre una vita normale.

Per una serie purtroppo di scelte sbagliate la società non è in grado di dare risposte certe in tanti campi, come l'agricoltura, allora noi stiamo andando nelle aziende agricole spiegando le ragioni di un movimento che vuole cogliere l'essenza e le cose più importanti che possono essere utili all'agricoltura, a cominciare dai mutui agrari, dalla scelta di un'agricoltura sana compatibile con l'ambiente; stiamo facendo tante cose ma soprattutto siamo rimettendo in ordine valori della nostra vita ripartendo dalla dottrina sociale della Chiesa. La Democrazia Cristiana è un partito legato alla dottrina sociale della Chiesa, e lo vogliamo riproporre e far tornare all'attenzione di quanti credono che ci sia ancora spazio per un partito di valori.

Al recente congresso di Nessuno tocchi Caino a questo proposito lei ha fatto un discorso bellissimo invitando proprio a rimettere in ordine i valori della propria vita, dicendo che lei stesso in passato si era accorto di avere sbagliato in quel campo: il Totò Cuffaro di oggi ci è riuscito?

Io credo che avendo pagato un prezzo così alto per gli errori che ho commesso adesso cerco di non rinunciare alle ragioni della mia vita. So perfettamente quanto sia importante la possibilità di tenere in ordine anche quantitativamente e qualitativamente nel tempo i valori della vita, perché questi mi sono mancati nei miei 1768 giorni di detenzione, che con i rimorsi che si sono portati dietro sono molto più tempo. Quindi seguire le vicende della mia famiglia, stare vicino ai miei figli, ai miei fratelli, a mia moglie. Se devo sacrificare qualcosa sacrifico il mio interesse personale, l'andare a vedere una partita o a fare un congresso piuttosto che sacrificare la possibilità di fare magari una festa con la mia famiglia. Queste cosa sto molto attento nel farle, però non sono candidato a un processo di beatificazione, per cui capisco che anche adesso nonostante la mia esperienza corro il rischio di fare ancora tanti errori, però la consapevolezza di sapere qualche volta che sto sbagliando è importante, perché questo ti riporta nella giusta via e soprattutto nel ricordo delle tante notti di sofferenza e di dolore nel mio letto di cella di Rebibbia, quando volevo rimediare agli errori della mia vita, soprattutto nel rapporto coi miei genitori ma non potevo farlo, perché purtroppo non mi era più consentito. Non aver potuto raccogliere il testimone della morte di mio padre perché non mi hanno fatto partecipare al suo funerale è stato in particolare per me uno dei dolori più grandi della mia vita, e tutte le volte che posso non perdo occasione per fare visita alle ceneri di mio padre per parlare con lui, tentare di riprendere il filo di un discorso tra chi oggi non c'è più, mio padre, e me che sono rimasto vivo, nella possibilità che questo mi aiuti a capire sempre di più le cose più importanti che ci sono nella vita, le cose che contano e tentare di farle vincere nonostante le difficoltà e le tante cose che a volte ci portano lontani dagli affetti.


Di Umberto Baccolo

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