Tra libertà e iconoclastia: in Russia oltraggiata l’immagine di Putin, interviene il tribunale

Tra libertà e iconoclastia: in Russia oltraggiata l’immagine di Putin, interviene il tribunale


Putin, il leader totale, continua a far parlare di sé, e la potenza della sua immagine trova, ancora una volta, un contrasto ideologico quasi senza pari in epoca moderna, forse paragonabile a quello riservato a Donald Trump. Che sia la fantasia “innocua” di una fake news o di una meme, in cui il presidente russo è particolarmente rappresentato, insomma che sia per scherno o per depotenziamento, normalizzazione del potere che il russo rappresenta, l’iconoclastia applicata a Putin continua ad essere pressante in tutto il mondo. Un gioco d’immagine che è sempre in equilibrio sul filo, che sia per i rapporti con gli Usa, per la gestione politica del Paese, o nel dimostrare la grandezza russa con i recenti mondiali di calcio, svoltisi nel migliore dei modi, impeccabili.

Eppure questa candida e ferrea raffigurazione, allo stesso tempo, subisce delle ombre che la oscurano, che sia per mano della censura o dell’ideologia, nell’ex terra sovietica.

Come riporta «Exibart», magazine di qualità dedicato interamente al mondo dell’arte, potrebbe essere il primo caso da parte delle autorità russe, nell’ordinare la distruzione di un'opera d'arte specifica, realizzata dal collettivo Rodina. Un tribunale di San Pietroburgo sta infatti vagliando un appello da parte di una serie di artisti e attivisti sul caso di un'opera d’arte che mostra la disintegrazione di una foto del presidente Vladimir Putin, dal titolo emblematico, che tradotto significa, «9 tappe nella decomposizione del leader».

Nove immagini digitali in time-lapse mostrano un ritratto ufficiale del presidente russo Putin su una scatola di semi, e ogni immagine ne documenta la progressiva disintegrazione, fino a diventare concime per erba. Una metafora molto forte che rappresenta l’involuzione politica degenerativa della Russia. Come riportato dai dissidenti al giornale Hyperallergic, «questa azione è un'espressione di speranza per un lento ma inevitabile cambiamento della situazione dal basso, attraverso una moltitudine di piccole azioni. Riflette lo spirito basso e la malattia fino alla morte così caratteristici della società russa negli ultimi anni: non c'è nessuna rivoluzione da attendere, e la speranza per il cambiamento non è più associata agli atti umani».

L’opera era stata venduta all’asta lo scorso anno ed era stata acquistata da Varya Mikhailova, ma adesso è finita in custodia giudiziaria. È giusto portare in tribunale anche l’idea di come funzioni la censura, si chiedono a «Exibart», l’arte deve poter rappresentare uno sforzo contro il potere e verso la libertà espressiva, in ogni caso, oppure, questo episodio è un serio motivo di contrasto a un inutile vilipendio, un freno all’insolenza ideologica?


E.R.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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