Tragedia alluvione, i boschi distrutti prima dall’incuria

Tragedia alluvione, i boschi distrutti prima dall’incuria



I boschi distrutti dalle alluvioni di questi giorni ripropongono il tema della cura del territorio. L’aumento delle aree boscate non è frutto di una programmazione ma è piuttosto il risultato dell’abbandono delle aree montane e alto collinari, che ha riguardato da oltre vent’anni tutta la penisola. I boschi crescono di 70mila ettari l’anno e attualmente abbiamo circa 12 milioni di ettari. Bene, qualcuno potrebbe osservare. Eppure questa estensione boschiva proprio perché nasce dall’incuria del territorio, è fragile e non è nemmeno utile dal punto di vista economico giacché l’Italia continua a importare l’85% del legname come alla fine del ’900 e ne coltiviamo solo un terzo. Si tratta solo di abbandono.


Questo porta a boschi non gestiti, poco efficaci per ridurre il rischio idrogeologico e contrastare i cambiamenti climatici. Teoricamente abbiamo quasi 8 milioni di ettari di terreni ex agricoli ora boscati che potrebbero essere recuperati, oltre ai terreni attualmente in corso di trasformazione da agricolo a forestale. È quanto emerge da una ricerca dal rapporto 2018 dell’Osservatorio del paesaggio rurale del ministero delle Politiche agricole. La riqualificazione delle zone boschive è anche ostacolata da una normativa che prevede rigidi vincoli paesaggistici. Sicché un terreno abbandonato e poi ricolonizzato dal bosco diventa automaticamente tutelato e non più modificabile. Esiste quindi un vincolo «mobile», che indipendentemente dal tipo di paesaggio meritevole di tutela (un bosco, un pascolo o un terreno agricolo), avanza con l’avanzare dell’abbandono.


Alcuni tentativi di recupero sono stati effettuati in passato ma se la sono dovuta vedere con le lungaggini e i bastoni della burocrazia. Va ricordato quello effettuato dal ministero dell’Agricoltura nel 2012 e dal piano paesaggistico della Regione Toscana del 2014, peraltro co-pianificato con il ministero dei Beni Culturali. Entrambi gli enti però sono incappati nelle procedure di autorizzazione paesaggistica lunghe e di esito incerto. A complicare la situazione c’è il fatto che di molti terreni non si riesce a risalire al proprietario, a causa spesso della frammentazione dei passaggi ereditari o anche della mancanza di documentazione. Ecco quindi che quando accadono le tragedie si possono solo contare gli oneri del disastro e fare il processo a quello che non si è fatto.

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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