Trump attacca le Big Tech accusandole di favorire i commenti contro di lui, indagati Google e co.


L'amministratore delegato di Twitter Jack Dorseye e il Direttore Operativo di Facebook Sheryl Sandberg testimonieranno in una conferenza pubblica presso il Senate Intelligence Committee (Comitato dell'Intelligence del Senato) la settimana prossima. Lo ha confermato il presidente della commissione. Anche l'amministratore delegato della società Alphabet affiliata a Google, Larry Page, è stato invitato, ma non ha ancora confermato la sua presenza. Il senatore Richard Burr (R-NC) ha dichiarato in un comunicato che i giganti dei social media saranno interrogati in merito alle operazioni di influenza straniera svolte sulle loro piattaforme, in un'udienza pubblica il 5 settembre. Sarà la seconda volta in cui il Comitato dell'Intelligence del Senato degli Stati Uniti, che supervisiona l'apparato di intelligence e sorveglianza del governo, chiamerà le aziende a testimoniare. Ma questa volta arriverà la leadership senior, anche se l'amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg ha partecipato ad un'assemblea del Sottocomitato della Camera per l'energia e il commercio ad aprile. Twitter e Facebook hanno inoltre annunciato recentemente la sospensione di tutti quegli account che ritengono essere collegati all'influenza politica iraniana e russa. Le due società sono state sempre più sotto i riflettori negli anni passati in seguito agli sforzi russi di influenzare le elezioni presidenziali del 2016 con disinformazione.


Anche il presidente americano Donald Trump potrebbe aver contribuito alla riesumazione del problema, dato che lo scorso martedì ha accusato Google di aver influenzato il pensiero dei suoi utenti suggerendo articoli che rovinassero la sua immagine. Ma la sua affermazione risulta superficiale e priva di fondamenti scientifici. In particolare, il presidente afferma che le news apparentemente favorite da Google sarebbero tutte contro di lui. "Fake News Media", come le definisce Trump. «È evidente la falsità di CNN (emittente televisiva statunitense). Sono invece zittiti articoli repubblicani, conservativi e contenenti informazioni giuste. Illegale? Il 96 per cento dei risultati cercando "Trump news" provengono dai media nazionalisti di sinistra, assai pericolosi. Google e compagnia stanno soffocando le voci dei Conservatori e nascondono informazioni e notizie buone. Stanno controllando ciò che possiamo e non possiamo vedere. È una situazione seria sulla quale vanno presi dei provvedimenti!», comunica in un tweet il presidente americano. In una dichiarazione alla CNN , Google ha respinto le accuse di Trump ritenendole infondate, spiegando: «Quando gli utenti digitano delle parole nella barra di ricerca di Google, il nostro obiettivo è far sì che questi ricevano le risposte per loro più rilevanti in pochi secondi. Non influenziamo i risultati di ricerca verso alcuna ideologia politica». La dichiarazione continua: «Ogni anno pubblichiamo centinaia di aggiornamenti per i nostri algoritmi affinché facciano emergere contenuti di alta qualità in risposta alle richieste degli utenti. Lavoriamo continuamente per migliorare la ricerca Google e non classifichiamo mai i risultati di ricerca per manipolare il sentimento politico». La statistica del "96 per cento" riferita dal presidente sembra provenire da un post in PJ Media, un blog di destra. Questa avrebbe attirato l'interesse del personaggio pro-Trump Lou Dobbs, attivo nel canale telematico Fox Business. Il resto è storia. «I giganti dell'informazioni mirano a distruggere i conservatori: il 96 per cento delle ricerche Google su Donald Trump provengono da media liberali», scrive su Twitter Dobbs. Ma ci sono diversi problemi con l'accusa del presidente e il fatidico "96 per cento". Google ha dei principi e regole ben determinate quando ricerca informazioni, e agisce seguendo proprio queste.


1) La ricerca di Google è assimilabile ad un "business di pertinenza", ovvero: quando un utente cerca un determinato termine o una specifica frase, si aspetta di ricevere i risultati più pertinenti, appunto, a tale informazione, e ciò deve avvenire quasi istantaneamente. Questo è ciò che la funzione di ricerca di Google e gli algoritmi che lo guidano sono progettati per fare.


2) La funzione di ricerca di Google determina in che modo gli articoli delle notizie devono essere classificati nei risultati di ricerca in base a due grandi fattori: parole chiave e autorità.

Le parole chiave inserite dall'utente vengono ricercate dall'algoritmo nell'URL di un articolo, nel titolo della pagina, nella descrizione, nel corpo dell'articolo e in altre aree importanti della pagina web. Così Google determina quali sono i post più pertinenti alle parole inserite.

La Domain e Page Authority, tuttavia, determinano dove deve essere posizionata la pagina in relazione ad altre pagine con parole chiave simili. L'autorità si basa su fattori misurabili che dimostrano la qualità e la popolarità di una pagina come il traffico, i backlink e le condivisioni sociali.


Tali fattori non tengono conto dell'elemento politico. Se lo facessero, già in molti avrebbero sfruttato questa caratteristica a loro vantaggio. Se PJ Media vuole surclassare il New York Times nei risultati di ricerca deve iniziare a seguire strategie di ottimizzazione delle parole chiave, aumentando il livello della sua autorevolezza. Anche se il presidente ha minacciato di «prendere provvedimenti», per gli uomini d'affari i provvedimenti migliori sarebbero una buona pianificazione e maggiore investimento in relazioni pubbliche, oltre a cercare di ottimizzare i motori di ricerca.


di Alessio La Greca

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