Uccide un conoscente per un vecchio debito da 100 milioni di lire e si spara in testa



Un'esecuzione in pieno giorno, che ha gettato nel panico un paesino del Vicentino. I colpi d'arma da fuoco, stamattina, hanno rotto la tranquillità di Trissino e mostrato agli abitanti il volto insanguinato di due uomini. Uno è quello di Enrico Faggion, 39 anni e un impiego in un'azienda della zona. L'altro è quello di Giancarlo Rigon, un orafo di 61 anni. Il primo è la vittima, il secondo il killer. Enrico è morto per mano di Giancarlo, cha ha impugnato una pistola e ha freddato l'operaio con cinque colpi, poi l'orafo è fuggito e, preso dai rimorsi di coscienza o dalla paura di passare il resto della vita in galera, ha rivolto l'arma contro se stesso.


L'omicidio-suicidio è avvenuto in via Nazario Sauro, a Trissino. Enrico, che viveva con la compagna a San Martino Buon Albergo, in provincia di Verona, e che avrebbe dovuto sposarsi il prossimo 8 agosto, era in pausa pranzo. Era uscito dalla Mb Conveyors, la società di Brogliano che produce nastri trasportatori, e stava andando a trovare la madre. Poco dopo mezzogiorno era a bordo della sua Ford Kia quando è stato avvicinato da una Mercedes di colore nero, che gli ha sbarrato la strada. A quel punto Enrico è stato costretto a scendere e si è trovato davanti Giancarlo. È nato un violento litigio, al culmine del quale il sessantunenne ha estratto la pistola e ha scaricato cinque colpi addosso alla vittima. Enrico non ha avuto scampo, è morto mentre Giancarlo si dava alla fuga. I carabinieri hanno avviato una caccia all'uomo, grazie anche alle testimonianze di alcuni paesani che, al momento degli spari, si trovavano alla piscina comunale e hanno visto il killer scappare.


Poche ore dopo l'assassino è stato individuato, ma ormai era troppo tardi. Giancarlo si era sparato un colpo di pistola alla testa ed è stato trovato riverso accanto alla sua auto. Le indagini sono in corso per accertare il movente, ma sembra ormai certo che all'origine del delitto ci sia un vecchio debito, di cento milioni di lire, che l'orafo vantava nei confronti della vittima.

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