Un centro antiviolenza per Federica Mangiapelo, papà Luigi: «Donne, parlate dei problemi»

Un centro antiviolenza per Federica Mangiapelo, papà Luigi: «Donne, parlate dei problemi»

È aperto da più di un anno il Centro antiviolenza per le donne che porta il nome di Federica Mangiapelo e ha celebrato il suo primo anno di vita pochi giorni fa. Federica Mangiapelo è la ragazza uccisa dal suo fidanzato nel novembre 2012.

Sette anni sono passati ma ancora è indelebile, e lo sarà per sempre, la ferita del padre. Una ferita che non si rimargina. Che squarcia l’anima, che trafigge il cuore, che causa un immenso profondo dolore. Quello di un padre che vede strapparsi dalla vita la figlia, quello di un padre che vede la propria creatura morire, quella creatura a cui aveva donato la vita. Una morte quella di un figlio a cui nessun padre dovrebbe assistere. Eppure. Eppure è la vita. Si guarisce a piccoli passi, buttando fuori, parlandone, ascoltando, condividendo il dolore e salvando altre persone. Ed è quello che Luigi Mangiapelo, assieme al fratello Massimo, lo zio di Federica, nonché giornalista, compie ogni sacro santo giorno. Da quando quella notte di Halloween Federica venne affogata dal fidanzato Marco Di Mura nel lago di Bracciano. Perché Federica aveva 16 anni, una vita davanti si dice in questi casi, sogni, desideri, progetti, la voglia di essere grande ma ancora ragazzina. Federica che “amava” un ragazzo che non la amava. Che la possedeva, che la controllava, che usava un potere che non aveva. Nessun uomo ce l’ha. Nessun uomo con nessuna donna.

E allora Luigi Mangiapelo e Massimo si sono messi a raccontare, a parlare, a divulgare informazione corretta, portano le loro testimonianze, vanno nelle scuole. Massimo Mangiapelo ha anche scritto un libro: “La Ragazza del Lago”. E poi questo centro alla periferia di Anguillara che dà i suoi frutti. “Dopo un anno – dice il papà Luigi a SprayNews – il centro va benissimo. Tante persone ci sono andate, fanno molte attività, organizzano corsi di autodifesa, presentano libri, fanno incontri, convegni, è un centro molto attivo”. L’iniziativa di aprirlo è stata del Comune ci spiega Luigi, poi hanno chiamato i genitori di Federica e l’hanno dedicato a lei. “Una grande soddisfazione – ci dice - aver raggiunto una cosa del genere. Dopo un periodo bruttissimo ho iniziato a seguire mio fratello alla presentazione del libro. Ora mi chiamano e andiamo in giro a fare i convegni, andare nelle scuole la cosa che più ci interessa per fare informazione e per sensibilizzare, per aprire gli occhi. La donna deve farsi rispettare dal ragazzo, se prende un ceffone deve sapere che un violento non cambierà mai. La violenza non porta a niente. A volte, a seconda delle domande che ci fanno ci accorgiamo quando una ragazza subisce violenza; di solito dicono “ah io ho un’amica a cui è successo questo”, di solito è così”. E lì cosa fate? “Da lì noi cominciamo a fargli delle domande e poi ci parliamo”. Sua figlia le aveva mai chiesto aiuto? “Sì mia figlia me l’aveva chiesto ma in maniera molto nascosta, e quando le dissi che a me quel ragazzo non piaceva ha fatto esattamente il contrario. Sono cose talmente delicate e difficili”. Come era cambiata sua figlia? “Litigavano perché lui era geloso e possessivo, Federica era cambiata, era cresciuta con me, con la madre, era cresciuta con la mentalità che l’amicizia tra uomo e donna esiste, lui aveva iniziato a farle terra bruciata intorno, ma giocava sul fatto che lei fosse innamorata, lui le diceva “se fai questo domani ti lascio, non ti chiamo più”, in più le proibiva di mettersi alcuni abiti”. Anche il vostro rapporto era cambiato? “Sì, ce l’aveva messa contro, ecco vedi le diceva: i tuoi genitori non ti amano, ce l’hanno sempre con te”, noi siamo separati e lui giocava su questa cosa, così alla fine lei ci credeva. All’ultimo si era aperta, ma non ha fatto in tempo, lui era molto più furbo di lei. Stavano bene un giorno e poi ricominciava da capo”. Cosa vorrebbe dire a queste ragazze che a volte non hanno il coraggio di parlare, di denunciare? “Ragazze ricordatevi sempre che quando avete un problema ne dovete parlare: amici, professori, i genitori che sono le uniche vere persone che vi amano veramente. Ora ci sono tanti posti dove farvi aiutare, perché se una persona vi fa del male, è una persona malata, di amore non c’è niente”.

di Serenella Bettin

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