Un monumento al gatto, così Cerreto Laziale festeggia la sua Liberazione

Un monumento al gatto, così Cerreto Laziale festeggia la sua Liberazione

Aggiornato il: 20 apr 2019



A un gatto si fanno le coccole. A Cerreto Laziale gli hanno dedicato un monumento. E anche una festa: il 25 aprile. Mentre ogni anno in quel giorno l'Italia rievoca la liberazione (sarebbe meglio dire l’insurrezione) dal fascismo della Seconda guerra mondiale, il piccolo centro nelle campagne tiburtine, a pochi chilometri da Roma, ricorda invece la rivolta contro i briganti cacciati dal coraggioso felino. La memoria di quei fatti è riferita nel sito Internet del Comune, dal 2018 rappresentato dal sindaco Gina Panci, avvocato, originaria del posto. In forma stringata, si «rievoca la sconfitta del brigante Marco Sciarra avvenuta il 25 aprile 1592» col sacrificio del gatto (o della gatta). In altre parole, in quell’anno il paese era invaso dai briganti del malandrino abruzzese (secoli dopo citato pure in un film di James Bond), fermato dalle truppe di Roma mentre cercava di raggiungere la sua regione. I cerretani non volevano quella banda in giro tra le loro case. E la notte tra il 24 e 25 aprile 1592 organizzarono la ”liberazione”: cosparsero di pece la coda di un gatto che spinsero nel granaio dove dormivano gli “stranieri”. E divenne storia.


Cerreto Laziale

DEDICATI AL MICIO CORTEO, PALIO E UN’ASSOCIAZIONE

Oggi, quelle gesta sono rievocate – continua il Comune - con «cena nei rioni, corteo storico, palio della gatta e spettacolo pirotecnico». Non solo. Dopo quattrocento anni, nella primavera 1992 all’animale della missione suicida sono stati dedicati un monumento e la “Festa della Gatta”. Roba da personaggi storici. Ma non è l’unico evento a celebrare il micio. Lo scorso anno è stata costituita un’associazione culturale. Si chiama «A Tatta”, la gatta. Il suo stemma è a forma di gatto in un cerchio con le unghie in bella mostra pronto a cacciare gli intrusi. A dire meglio che cosa succede a Cerreto il 24 e 25 aprile è la neopresidente, Marta Mara Tirelli: «Il Paese, diviso in quattro rioni – è scritto nel sito - viene addobbato secondo i colori del rione di appartenenza: giallo-verde per Costa Sole, blu-giallo per Torre, verde-rosso per Trabocca, e celeste-rosso per Lavaturu. La festa inizia il 24 sera con le cene rionali nelle quattro piazze più importanti delle contrade, prosegue il 25 con il corteo storico. Circa 70 figuranti in abiti dell’epoca – si prosegue - sfilano per le vie del paese accompagnati dagli sbandieratori fino ad arrivare in piazza Marconi per assistere al palio della gatta: una serie di giochi della tradizione cerretana rivisitati in chiave moderna».


IL QUATTROZAMPE È FINITO PURE IN VERSI

La morale di questa vecchia storia l’ha fatta in versi Maria Vittoria Antonaroli. Per una vita è stata pediatra e aiuto primario all’ospedale San Giovanni Addolorata, mamma di quattro figli. Però nella vita è stata molte altre cose. Col Partito repubblicano ha frequentato il Consiglio comunale di Roma quando sindaco era il comunista e viterbese Luigi Petroselli. È stata presidente della Asl 15. Primo medico a parlare di educazione sessuale in un ciclo di trasmissioni sulla Rai tv. Volto divenuto tanto noto da finire nel ’78 sulla copertina del settimanale “Gente” e pure nel salotto televisivo di Luciano Ruspoli. E, infine, nominata Cavaliere della Repubblica.


Eppure, quando si parla della gatta, la cerretana Maria Vittoria Antonaroli diventa una poetessa. Nel 1993 è comparsa tra gli autori di un’antologia di opere dal titolo “Chi è statu è statu”, a cura di Danilo Ilari (edizioni Youcanprint, 10 euro: il ricavato è destinato alla scuola secondaria dell’ospedale Bambino Gesù di Palidoro). Lei nel testo firma diversi componimenti. Ma a pagina 152 ce n’è uno in particolare. È intitolato “Un tattu”, un gatto. Nelle righe finali c’è l’epilogo della celebre vicenda e anche un po’ il grazie malinconico di tutta la comunità: «Scappano i briganti e vau via, lassenno ai cerretani sulu ‘na via, vella ‘elle casi cotte”.


di Fabio Di Chio

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