Un sedicente Banksy firma a Roma col Comitato Pittelli: sarà lui o no? Ma la causa è giusta


Ieri a Roma il Comitato per Pittelli, presieduto dal consigliere parlamentare in pensione Enrico Seta, ha tenuto un banchetto di sensibilizzazione e raccolta firme a Torre Argentina sul tema della custodia cautelare. "Il nostro scopo", spiega Seta, "è quello di far conoscere alle persone il problema dell'abuso di custodia cautelare in Italia, e ricordare che in primavera si voterà sui referendum giustizia del Partito Radicale, uno dei quali riguarda proprio quel tema. Abbiamo quindi stampato e distribuito centinaia di volantini nei quali spiegavamo i quesiti dei referendum e i dati nazionali sulla carcerazione preventiva, e raccontavamo la vicenda dell'avvocato ed ex parlamentare Giancarlo Pittelli, essendo il suo un caso particolarmente drammatico e simbolico. Ricordiamo che infatti il nostro comitato nasce da amici di Giancarlo, per dargli sostegno ed opporci alla sua custodia cautelare in carcere in attesa di processo: e in breve tempo siamo da pochi amici divenuti 2300 persone tra cui 29 parlamentari in carica e molte personalità di cultura e spettacolo e politica, oltre a tantissimi cittadini comuni. Ottenuto un primo successo, il suo trasferimento agli arresti domiciliari, noi ora però continuiamo sia in opposizione alla richiesta di reincarcerarlo che sarà discussa il 22 marzo in tribunale, sia chiedendo perché Pittelli non possa affrontare il processo da uomo libero e in tempi ragionevoli. Quindi continuano la raccolta di firme - con l'obiettivo di raggiungerne 3 mila entro una settimana-, gli eventi di sensibilizzazione, e creeremo pure un sito web che sarà costantemente aggiornato per potersi documentare e tenere man mano informati sulla storia di Pittelli, sui referendum e sulla malagiustizia".

Accanto ad Enrico Seta e a sua moglie, a tenere il banchetto altri membri del Comitato, cioè le avvocatesse Annamaria e Giuditta Sgromo e il regista Umberto Baccolo, membro del Partito Radicale e del consiglio direttivo di Nessuno tocchi Caino, gestore della pagina garantista Folsom Prison Blues e collaboratore di varie testate giornalistiche a partire da Spraynews. Proprio Baccolo ci racconta gli esiti della giornata, ed una storia che ha dell'incredibile: "Abbiamo raccolto circa 120 firme tra le 10 e le 18, un buon risultato visti i tempi difficili e la poca disponibilità delle persone a fermarsi, ma ciò che ci ha colpito è stato l'arrivo di un inglese, che parlava un discreto italiano, che si è avvicinato e dopo alcune chiacchiere ci ha detto di essere il famoso artista Bansky, e che credeva che sul tema della custodia cautelare in carcere noi avessimo ragione. Era una persona che pareva molto credibile ed espertissima su quel che riguarda il writer che diceva di essere e sulle situazioni legali collegate in Italia al suo lavoro, dalle quali era infastidito. Tutto il tempo copriva parte del volto con il collo della giacca e un cappello per non rendersi ben riconoscibile. Ci ha detto di usare pure ufficialmente il suo nome nella nostra campagna, allo stesso modo di Tinto Brass e Luca Barbareschi di cui io raccolsi le adesioni, e che noi potevamo chiamarlo Adam. Ci ha pure lasciato una firma autografa con il suo pseudonimo, e da ieri ci chiediamo se sia il vero Bansky od un elaborato e bizzarro scherzo. Parlando da radicale, devo dire che questo tipo di bizzarrie è pienamente coerente con la nostra storia, in qualche modo è molto pannelliano".

Noi pure ci chiediamo se veramente Banksy si sia interessato della situazione di giustizia e carcere in Italia, e se fosse a Roma, ma sicuramente sappiamo che la causa per cui il sedicente writer ha firmato è giusta e merita di essere sostenuta.


Di Redazione Spraynews

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