Una messa per il boss defunto, l'ordine non condanna: voleva salvargli l'anima

Una messa per il boss defunto, l'ordine non condanna: voleva salvargli l'anima


don Mario Frittitta

“Non è un frate mafioso. Ha celebrato una messa per la salvezza dell’anima di un defunto. Non prenderò alcun provvedimento”. Il preposito generale responsabile dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, padre Saverio Cannistrà, 61 anni, calabrese di Catanzaro, entra ed esce dal caso che ha messo a rumore la chiesa palermitana per la messa dedicata a un “uomo d’onore”. È appena tornato da un ritiro spirituale. È gentile, pacato e non possiede lo smartphone: “Lo stupid-phone? – come lo chiama lui scherzando – non lo uso”.


Tommaso Spadaro

LA MESSA E IL MAFIOSO

Il 14 marzo, a Santa Teresa alla Kalsa il siciliano carmelitano Mario Frittitta, 80 anni, del gruppo Rinnovamento nello Spirito (indagato, condannato e infine assolto nel ‘99 da una storia di mafia), ha presieduto la funzione religiosa nel trigesimo della morte del mafioso Tommaso Spadaro. Al termine della cerimonia, il giornalista di Repubblica, Salvo Palazzolo, lo ha incalzato chiedendogli perché avesse presieduto la liturgia per un boss. "Stia attento a come parla – lo aveva minacciato il frate - perché altrimenti lei la paga. Perché il Signore fa pagare queste cose".


IL PREPOSITO GENERALE: LA CHIESA NON DICE CHI È ALL’INFERNO

“Ho letto la cosa sui giornali – dice padre Saverio Cannistrà - Non ho avuto contatti con questo confratello di Palermo. E ho letto anche la nota dell’arcivescovo del capoluogo siciliano Corrado Lorefice (interpellato, non ha risposto alle domande di Spray news, ndr) che, giustamente, ha riaffermato un principio ovvio: non ci può essere alcuna complicità con comportamenti così anti-evangelici come quelli della mafia. Però, nel caso specifico - aggiunge - da quel che capisco, è stata celebrata una messa normale in suffragio di un defunto nel trigesimo della morte. La Chiesa cattolica – precisa padre Cannistrà - mentre definisce che alcuni cristiani sono in paradiso, in quanto santi e beati, non ha mai definito che alcun cristiano, neppure Giuda o Hitler, sia all’inferno. Come dice un famoso libro di Hans Urs von Balthasar: ‘Sperare per tutti’”.


“NON È STATA COMMESSA ALCUNA IRREGOLARITÀ”

La Chiesa – prosegue il responsabile dell’Ordine - non ha mai vietato di pregare per la salvezza delle anime, anche quella del peggiore peccatore, perché la salvezza delle anime è il fine ultimo della Chiesa e anche della sua liturgia. Quindi – ragiona - in questo senso mi pare che padre Frittitta non abbia commesso alcuna irregolarità. Altra cosa sarebbe stata celebrare funerali in pompa magna. La criminalità organizzata – si sofferma padre Cannistrà - approfitta di queste occasioni liturgiche – siano essi matrimoni, funerali, battesimi o processioni – per fare delle dimostrazioni di potenza. In questo caso, da quello che so, mi pare che il frate abbia semplicemente eseguito la richiesta di celebrare una messa in suffragio di un defunto. Contro padre Frittitta – conclude - non prenderò alcun provvedimento”.


“QUELLE PAROLE? ERA NERVOSO”

Sullo sfondo di questa scena restano parole e toni usati da padre Frittitta nei confronti del giornalista (“Lei la paga”). “Penso che padre Mario, un uomo di più di 80 anni, fosse molto nervoso – spiega il preposto dell’Ordine - È una risposta emotiva, che probabilmente fa riferimento a non so quali castighi divini. Mi spiace che l'abbia detta, ma credo che non si debba darle troppa importanza”.


di Fabio Di Chio

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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