Varzi, moglie di Tinto Brass: «Il caso Morisi dimostra come il sesso in Italia ancora un tabù»



Caterina Varzi, moglie di Tinto Brass, in un’intervista a Spraynews, sostiene come in Italia il sesso sia ancora un tabù. A suo parere, il marito è ancora penalizzato per aver portato alla ribalta il proprio genere. Un riferimento anche all’ultimo caso Morisi che evidenzia i pregiudizi ancora esistenti sull’argomento.


Lina Wertmuller, un’altra icona del cinema nazionale ci ha lasciato…


«La sua scomparsa lascia un vuoto. E’ stata una grande professionista, tra l’altro una delle prime donne a raggiungere certi livelli. Il suo talento è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo».


Da moglie di Tinto Brass, l’attuale generazione di registi è allo stesso livello di quella che ha portato il nome dell’Italia nel mondo?


«Ci sono in Italia, anche adesso, alcuni registi molto bravi. Quella generazione, però, a cui lei fa riferimento, anche con la scomparsa di Wertmuller, è insuperabile. Una volta che si esaurisce non vedo profili alla medesima altezza di chi li ha preceduti. Questa è la mia impressione. Nel nostro Paese mancherà qualcosa».


A cosa si sta dedicando, insieme a suo marito, in questo particolare momento?


«Stiamo lavorando a trasformare alcune sceneggiature inedite in romanzi. Ci sono delle proposte per fare dei film, ma le stiamo valutando. Alcune sono arrivate proprio negli ultimi giorni».


Come avete vissuto i vari lockdown?


«Ci siamo dedicati alla scrittura e in modo particolare a “Una passione libera”, un’autobiografia che puntualizza l’opera di Tinto. E’ un viaggio nella memoria. Il libro è già uscito, anche se ancora è mancata l’occasione di una presentazione ufficiale»


Tornerà a fare l’attrice?


«Non faccio l’attrice, sono stata avvocato, psicoanalista e oggi principalmente mi occupo dell’archivio di Tinto. Non ho ambizioni di questa natura, né le ho mai avute. Quella con Tinto è stata un’esperienza in cui sono stata spinta dalla curiosità di sperimentare la magia del set in un rapporto appunto particolare».


Ha parlato dell’archivio. Come conservare meglio un patrimonio che spesso finisce nell’incuria o nel dimenticatoio?


«Non esiste in Italia un regista che abbia un archivio come quello di Tinto Brass. Sono in contatto con la cineteca sperimentale di Roma. Stiamo cercando di trovare la soluzione migliore».


Stiamo parlando di un nome che ancora oggi è ricercato…


«Assolutamente! Sono tanti i riconoscimenti da tutto il pianeta, che lo definiscono un regista a tutto tondo. Solo in Italia, purtroppo, continuano a rimanere delle riserve sul suo conto».


Perché c’è qualcuno che cerca ancora di non dargli il giusto valore?


«Il sesso, purtroppo, è una materia che ancora oggi è un tabù. Non c’è stata una vera emancipazione, aldilà dell’apparenza rispetto a questa materia. Anzi i moralisti continuano ad avere il sopravvento e numerosi sono coloro che non gli hanno perdonato di aver fatto un certo genere di film. Basti pensare che gli scandali sessuali sono ancora quelli che mettono fuori gioco l’avversario politico. Esempio è il caso Morisi».


Nel resto del mondo, però, si va avanti in tal senso…


«La politica, come l’Italia, non è ancora matura. Oltre le apparenze, il sesso continua a essere considerato come una colpa. Le discriminazioni sono all’ordine del giorno, soprattutto verso le donne, aldilà di quello che si dice. Chi ha una vita trasgressiva viene ancora giudicata in maniera negativa. In un certo senso, si va indietro al posto di andare avanti».


Cosa si può fare per invertire il trend?


«Lavorare sugli stereotipi è la priorità. Non è semplice, soprattutto in un paese cattolico».


Di Edoardo Sirignano