Via Salvini e dilaga la trasparenza in Rai, difficile per la De Santis imbarcare altri amici esterni



Tecnicamente l’hanno definita una “stretta sul ricorso agli uffici stampa esterni”, in nome e per conto della sacrosanta “trasparenza”. Cosa della quale in Rai, sino ad oggi, si erano perse le tracce. In realtà quanto deciso dal direttore della Comunicazione della Tv pubblica è l’inizio del processo di normalizzazione dell’azienda, in chiave grillina. Fatto è che il responsabile dell’immagine di viale Mazzini ha dato il via ad una nuova organizzazione, mettendo un freno al ricorso agli uffici stampa esterni. E ora, aggiungiamo noi. A questo fine Marcello Giannotti ha inviato una mail ai direttori di rete, in particolare a quello di Rai Uno, Teresa De Santis che puntava ad imbarcare altri esterni, chiedendo loro di valorizzare il ruolo dell'ufficio stampa centrale. Che è in grado di fare, forse anche meglio, ciò che fanno altri. D'ora in avanti, quindi, secondo le nuove regole gli uffici stampa esterni dovranno essere utilizzati solo se strategici e realmente necessari e, in ogni caso, dovranno lavorare in stretto coordinamento con l'ufficio stampa centrale.


L'intento non è solo quello di evitare gli sprechi, ma anche di aumentare il livello di trasparenza. E proprio a tale fine saranno resi più chiari i criteri utilizzati di volta in volta, intervenendo anche sul numero delle società esterne coinvolte. Un numero finora limitato a poche strutture che da anni lavorano per viale Mazzini. Su questo fronte potrà esservi anche il ricorso allo strumento delle gare. Tornando al ruolo dell'ufficio stampa centrale, diretto da Claudia Mazzola, già nella disposizione organizzativa è stato valorizzato e maggiormente definito con team specifici che lavoreranno sui diversi contenuti Rai. Intanto sul fronte squisitamente politico Michele Anzaldi, deputato del Pd, sottolinea come nei giorni della nascita del nuovo governo “la trasmissione Tg2 Post (...) ha ospitato esclusivamente voci contrarie al nuovo esecutivo: nel giorno del giuramento al Quirinale, un lungo monologo di Matteo Salvini, mentre mercoledì, il giorno del’annuncio dei ministri, è stato il turno di Maurizio Gasparri e martedì di Carlo Calenda, che in polemica con il nuovo governo del Pd ha addirittura lasciato il partito. Questa è l’informazione equilibrata e pluralista richiesta dal servizio pubblico?". Lo scrive su Facebook il deputato del Partito democratico. "Il commissario Agcom Antonio Nicita ha ricordato che quella trasmissione è sotto indagine dell’Authority: quanto si dovrà attendere per arrivare, finalmente, a sanzioni dure? Sanzioni che, speriamo, siano pagate dal direttore e non dai soldi dei contribuenti. Peraltro nel corso della puntata di ieri Salvini ha lanciato un attacco al giornalista del quotidiano 'Repubblica' senza che la conduttrice tutelasse in alcun modo il collega, la cui unica colpa era quella di rivolgere delle semplici domande al leader della Lega”.


di Alberto Milani

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