Viganò respinge le critiche e accusa altri tre sacerdoti: «Corruzione anche ai vertici della Chiesa»

Viganò respinge le critiche e accusa altri tre sacerdoti: «Corruzione anche ai vertici della Chiesa»


Il giorno in cui è arrivata l'accusa di Viganò al Papa, il 26 agosto, non è casuale. Carlo Maria sapeva che, di ritorno da Dublino, il pontefice avrebbe dovuto dare una risposta immediata al documento. Poi è stato pubblicato l'intero memoriale, e di Viganò che c'è rimasto? Solo alcune sporadiche immagini sui giornali dei giorni scorsi. Adesso è chissà dove, a nascondersi forse anche per paura di essere accusato di aver taciuto per tanti anni su un argomento "delicato", e di esser diventato improvvisamente loquace nel momento in cui Francesco doveva affrontare in prima persona il problema degli abusi sessuali in terra irlandese. Ha anche disattivato il suo numero di telefono, isolandosi da tutto e tutti e senza rilasciare ulteriori dichiarazioni.


Ma ieri sera si è fatto nuovamente vivo, intervistato da Aldo Maria Valli, uno dei cinque giornalisti che hanno pubblicato il suo memoriale. Il Pontefice ha affermato: «Ho avuto modo di vedere messaggi di sacerdoti e fedeli che mi ringraziano, perché la mia testimonianza è stata per loro un barlume di speranza nuova per la Chiesa». Commenta inoltre a varie domande sorte in questi giorni, tirando in ballo anche altri tre sacerdoti corrotti. Come prima cosa, l'ex Nunzio apostolico respinge come segue le accuse di essere il corvo all'origine del caso Vatileaks: «lo il corvo? Come avete visto con la mia testimonianza, sono solito fare le cose alla luce del sole! Io all'epoca da tempo ero a Washington e certo avevo altro a cui pensare. D'altra parte è sempre stata mia abitudine immergermi completamente nella mia nuova missione. Così feci quando fui mandato in Nigeria: non leggevo più neppure le notizie italiane. Tanto che quando, dopo sei anni, fui richiamato in Segreteria di Stato da San Giovanni Paolo II mi ci volle qualche mese per rendermi conto di dove ero ripiombato, nonostante fossi stato già in Segreteria di Stato per undici anni dal 1978 al 1989».


Perché pubblicare il memoriale? Viganò risponde anche a questo: «Ho parlato perché oramai la corruzione è arrivata ai vertici della gerarchia della Chiesa», E ha chiamato in causa tre cardinali, incaricati delle indagini su Vatileaks: «Mi rivolgo ai giornalisti: perché non chiedono che fine ha fatto la cassa di documenti che, l'abbiamo visto tutti, fu consegnata a Castelgandolfo da papa Benedetto a papa Francesco? Tutto è stato inutile? Sarebbe stato sufficiente seguire il mio rapporto ed il verbale che fu fatto alla mia deposizione davanti ai tre cardinali incaricati delle indagini sul caso Vatileaks (Julian Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi) per iniziare a fare un po' di pulizia in Curia. Ma sapete che cosa mi rispose il cardinale Herranz quando lo chiamai da Washington, dato che era passato molto tempo da quando era stata nominata questa Commissione da papa Benedetto senza che mai fossi stato contattato? Allora ci davamo del tu e gli dissi: "Non credi che abbia anch'io qualche cosa da dire sulla questione delle mie lettere, pubblicate a mia insaputa?". Mi rispose: "Ah, se proprio vuoi"». Va però aggiunto, per completezza, che, nel frattempo, si è scoperto che il memoriale è stato elaborato a quattro mani. Lo conferma Marco Tosatti, vaticanista con posizioni molto critiche nei confronti di Papa Bergoglio. «Ho convinto io l'arcivescovo a parlare. Abbiamo corretto il testo insieme nel mio salone lo scorso 22 agosto», conferma.


Respinge inoltre le critiche riguardanti le motivazioni della sua scelta, affermando di non aver agito per vendetta nei confronti del Papa o dell’intero sistema vaticano: «Come già ho detto, rancore e vendetta sono sentimenti che non mi appartengono. La mia resistenza a lasciare il mio compito al Governatorato era motivata da un profondo senso di ingiustizia per una decisione che sapevo non corrispondeva alla volontà che papa Benedetto stesso mi aveva manifestato»


L'arcivescovo definisce inoltre calunniose le rievocazioni da parte dei media dei suoi conflitti con un fratello e una sorella per ragioni di eredità, sottolineando che si tratterebbe di «veleno per distruggere la mia credibilità». Intanto Papa Francesco, descritto dai collaboratori come amareggiato ma "sereno" e per nulla intenzionato a dare le dimissioni, ha tenuto stamani l’Udienza generale in piazza San Pietro, mostrandosi con il uso solito atteggiamento accogliente. Ha parlato dell’incontro con le famiglie che ha avuto sabato e domenica a Dublino, ma non ha detto una sola parola sull’attacco di Viganò, calibrato per colpirlo mentre era impegnato in quella trasferta.


di Alessio La Greca

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