Visti da dietro, un'insolita mostra di quadri a Bassano del Grappa




Esistono molti modi per comprendere cosa si celi dietro un dipinto.


Per questo sino al prossimo settembre è stata allestita una mostra al Museo Civico di Bassano del Grappa volta a svelare il “posteriore” delle opere custodite, mostrando così al pubblico, un mondo quasi completamente ignoto e a volte misterioso. Il bel nome della mostra è “Abscondita”, un’esposizione a cura di Chiara Casarin, che rovescia, ponendoli “faccia al muro” alcuni capolavori di grandi artisti come Hayez, Canova, Sironi, spingendo il visitatore a mutare il proprio normale, consueto punto di vista e a leggere l’arte attraverso quelle informazioni presenti sul lato nascosto delle opere stesse, penetrando mondi sconosciuti e troppo spesso inesplorati.


La trama delle tele, i telai di legno, le dediche vergate o apposte su cartigli nascosti e cornici diventano così un nuovo modo di guardare le opere d’arte fornendo informazioni fondamentali per la conoscenza della storia del dipinto, dell’artista e anche sulla vita di coloro che lo hanno acquistato.


Osservare questi “retro”, in termine tecnico andrebbe detto “verso”, vuol dire per chi oggi lo guarda compiere un viaggio indietro nel tempo sino a entrare nello studio dell’artista, conoscere la sua segreta intimità di pensiero, sino a poterne dedurre l’autenticità e la sua storia lungo gli anni o i secoli. Il retro di un dipinto ci parla dell’opera, svelandola nella sua integrità fatta anche di errori e ripensamenti come di silenzi o di dediche ingrazianti. È come guardare uno specchio dal lato ove non riflette, non è più il volto ciò che si vede ma l’aspetto insondato, invisibile dell’immagine. È l’inacessibilità del mistero dell’arte che cerca di emergere alla luce, manifestandosi in molti sottili modi.


Forse ancor più delle tele, sono poi le tavole dipinte, quegli antichi legni ricoperti di mestica a celare nel loro retro non soltanto la storia e le vicende dei cosiddetti recuperi conservativi ai qualisono state sottoposto, ma narrano vite segrete di una natura oggi sconosciuta, di artigiani senza nome, di viaggi e di popoli. Tavole di pioppo o di rovere impregnate d’olio di lino e di trementina, che sul “verso” recano le tracce quasi invisibili di coloro che le hanno trasformate in opere d’arte modificandone le superfici in maniera quasi scultorea sono quindi il filo conduttore di questa insolita mostra, che certamente può affascinare tanto il cultore d’arte più attento quanto il più semplice visitatore se costui saprà accettare d’esser spinto dalla più sana curiosità.



DPF

Iscrizione n° 144/2017       del 28/09/2017 del Registro della Stampa;        Tribunale di Roma

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