X Factor preferisce la bagarre di Sanremo alla competenza: in giuria Joe Bastianich e Achille Lauro

X Factor preferisce la bagarre di Sanremo alla competenza: in giuria Joe Bastianich e Achille Lauro



Giunto alla sua tredicesima edizione, cresciuto in "mamma" Rai e diventato grande presso l'emittente privata Sky, il talent show più discusso della scena italiana si appresta a rifarsi il look, con una virata decisamente trash, un po' perché è quello che passa ora il convento, un po' per il morboso bisogno di associare a una figura musicalmente competente (??) un personaggio che porti quel tocco di brio, 'na cafonata, per dirla alla De Sica jr., uno che, all'occorrenza, sappia buttarla in caciara, per citare Dante.


Esaurito il periodo dei Morgan, un po' la Juventus di X Factor, capace di portare al successo per cinque volte il suo artista a fronte delle sette partecipazioni al programma (prima che la sua passione per la bottiglia, che gli è costata Sanremo nel 2010, prendesse il sopravvento), sfumata l'era di Elio degli Elio e Le Storie Tese, forse davvero l'unico ad associare a una conoscenza smisurata della musica un carattere e uno humor tra il nonsense e il sopra le righe (senza risultare la caricatura di se stesso), la produzione – affidata in esclusiva a FremantleMedia Italia – ha optato per due volti nuovi, diametralmente opposti, sia per background che per attitudine. Incassati gli addii di tutta la giuria della scorsa edizione, composta da Fedez (5 edizioni), Mara Maionchi (6 edizioni) che lascia da vincitrice, Manuel Agnelli (3 edizioni) e Lodo Guenzi che si è intervallato con Asia Argento, silurata in seguito al "controscandalo" abusi che l'ha travolta, la tredicesima edizione del talent nato in terra britannica è ancora in fase di creazione, ma siamo certi che riuscirà anche questa volta a tenere incollate allo schermo frotte di ragazzine in estasi, per la delizia di papà e fidanzati di Italia, che, tra uno sbuffo e un sospiro, finiranno con l'appassionarsi come e (spesso) molto più delle loro controparti.


Ma veniamo, dunque, ai nomi dei due sicuri nuovi giudici di X Factor 2019. Il primo, Joe Bastianich, è ormai una certezza in casa Sky: presente a tutte le edizioni del cooking show Masterchef (nella sua versione originale americana e nella sua variante italiana), ha dalla sua una fan base che lo conosce bene, che sa interpretare il suo sguardo tra il pesce lesso e l'Hemingway di Manhattan così come il suo anglitaliano che ha reso celebri alcune sue uscite. Ancora?! Si domanderà qualcuno, memore della sua performance nella giura dell'ultima edizione del Festival, in cui tra violazione dell'etica (parola che accostata a Sanremo fa ridere, sì lo sappiamo) del ruolo di giudice d'onore e gaffe colossale con il milanese Mahmood, spacciato per un migrante "che ce l'ha fatta" soltanto per le origini egiziane, aveva lasciato il segno (meno). Ma soprattutto, penseranno molti, che c'entra con il contesto e con la musica? Probabilmente la risposta è a metà tra queste due considerazioni: la prima, che molti ignorano, è che Bastianich è in realtà un grandissimo appassionato di musica e con i "The Ramps", la sua band, va in giro a fare serate tra i locali della Grande Mela al ritmo di country rock. La seconda è più una questione di numeri e ascolti: Bastianich, per qualcuno l'esempio calzante del figlio di papà (di mammà nel suo caso), che fa un po' tutto e un po' nulla, che sa di cucina ma non cucina, che passa dalla filosofia spiccia al gambero marinato nel lime con la semplicità dell'accademico, ha l'innegabile dote di saper creare polemica e zizzania e questo, ad X Factor, non può essere che un pregio. Ne sa qualcosa il povero, gentile, Lodo dello Stato Sociale, crocifisso dalle iene che lo attorniavano, probabilmente troppo poco dentro la beef per gli standard televisivi di oggi, in cui lo scontro è la matrice di tutto. Ecco, con il critico/ristoratore/musicista/imprenditore, la produzione ha tentato di andare sul sicuro, scommettendo sulla calcolata imprevedibilità dell'italo americano.


Storia diversa per Achille Lauro, che avrebbe detto no alla concorrenza (The Voice of Italy di Simona Ventura, altra vecchia conoscenza di X Factor) pur di essere della ciurma. All'anagrafe Lauro De Marinis, il ventottenne romano è un habitué della scena capitolina, prima in vesti di rapper, dove ha avuto la consacrazione attorno al 2012, poi in quelle di trapper e ora si sta riscoprendo rocker, sempre che qualche purista non decida di chiederci conto della definizione. Certamente eccentrico, attorniato di quell'aura mistica e imperscrutabile tipica degli intellettuali, Achille Lauro è salito finalmente alla ribalta con la sua ultima fatica musicale, di cui uno dei singoli ha fatto scalpore all'ultima edizione di Sanremo. Il brano, Rolls Royce, sembra un inno alla vita spericolata delle star citate nel testo, i suoi idoli, a sentire Lauro, con qualche retroscena che non è garbato alla pudica opinione pubblica per i presunti riferimenti all'utilizzo della droga. In questo caso, da lui X Factor si aspetta una ventata di irrazionalità, di anticonformismo, uno sfoggio di ribellione in note per poter dire di stare al passo coi "ggiovani". Che piaccia o meno, infatti, il cantante romano ha conseguito in breve l'agognata popolarità ed è senza dubbio il suo momento di brillare e firmare sontuosi contratti a vari zeri. Se saprà, o meno, tenere le redini del ruolo di giudice, saranno gli abbonati Sky a dircelo. La speranza, almeno, è che non se la prenda con qualche detrattore del pubblico come accaduto a qualche suo live in cui invitava a "fare pippa" (gentile espressione gergale per dire di tacere) a un "regazzino" un po' molesto, o quando è passato direttamente alle mani, rifilando uno "sganassone" a un altro pagante turbolento.


Restano quindi altri due nomi da svelare e viste le premesse i fan sono tutti sull'attenti. L'attesa (hype per rimanere in campo anglosassone) è alle stelle e sui social impazzano le teorie, sostanzialmente divise tra chi la prende sul serio ed espone un ventaglio di artisti più o meno popolari e apprezzati e chi vorrebbe soltanto Alberto Angela o Di Maio e Salvini ad occupare le restanti poltrone. Non resta che attendere qualche altro mese per tornare a scannarsi peggio che dentro al Pd in fase congressuale, portando in alto ora la bandiera di quel cantante, ora lo stendardo di quell'altro giudice; perché se è vero che Sanremo è Sanremo anche X Factor ha ormai il suo perché e, in fondo, un crudo di gamberi tra una suonata e l'altra non ha mai fatto male a nessuno.


di Alessandro Leproux

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