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Che cos’è la sindrome di Guillain-Barré: l’emergenza sanitaria che sta allarmando il Perù

Dopo il quarto decesso registrato in Perù, Lima ha annunciato un piano d’azione di 90 giorni per affrontare la nuova emergenza sanitaria. Cerchiamo di capire che cos’è la sindrome di Guillain-Barré e cosa ha causato finora

Tre anni dopo l’incubo mondiale del Covid-19, una nuova emergenza sanitaria sta spaventando il Perù. Si tratta della sindrome di Guillain-Barré, una malattia che colpisce il sistema nervoso molto rara, ma che si teme si stia diffondendo nello stato dell’America Latina. Dato che nei casi peggiori questa può portare alla paralisi di muscoli fondamentali dell’organismo, Lima ha annunciato un piano d’azione di 90 giorni per affrontare la nuova preoccupazione.

Che cos’è la sindrome di Guillain-Barré

La sindrome, che prende il nome dai due medici francesi che per primi la studiarono, è un disordine complesso e generalizzato a carico del sistema nervoso periferico, che però può finire per interessare anche il sistema nervoso centrale. All’interno del nostro corpo il primo si occupa di gestire la trasmissione dei dati sensitivi e motori dalla periferia al centrale, mentre quest’ultimo sovrintende alle principali funzioni di controllo ed elaborazione dei dati. Nel caso non comune in cui la malattia attacchi entrambi i sistemi può succedere che vengano minacciati i muscoli respiratori, risultando quindi molto più pericolosa.

Responsabile della compromissione del sistema nervoso sarebbe il sistema immunitario, il che significa che la sindrome si può sviluppare a seguito di un’infezione, identificata come il motivo scatenante nel 50% dei casi esaminati fino ad oggi. I primi campanelli d’allarme che segnalano un possibile contagio sono formicolio agli arti, debolezza fisica e difficoltà a camminare. Se non intercettato, il disturbo degenera fino a causare alterazioni del ritmo cardiaco e, nei casi peggiori, paralisi dei muscoli respiratori e facciali.

Nonostante questi dati allarmanti, la sindrome di Guillain-Barré è letale solo in una misura inferiore al 2% dei casi, e la maggior parte dei pazienti afflitti migliora considerevolmente nel giro di pochi mesi. Tuttavia, il 30% dei soggetti adulti e una percentuale ancora più alta di bambini presentano un certo grado di debolezza residua anche fino a dopo 3 anni dal contagio.

I casi in Perù

Foto Pexels | @WalterSalasCruz – spraynews.it

Tra gennaio e luglio del 2023 il ministero della Salute peruviano ha registrato oltre 180 casi, tra cui quattro decessi, e 18 dei 24 dipartimenti del Paese hanno segnalato almeno un individuo affetto dalla sindrome. Sebbene questa neuropatia risulti quasi sempre trattabile, “l’insolito aumento” ha spinto il governo a dichiarare un piano d’azione per l’emergenza nazionale di 90 giorni, per cui è stato fissato un budget di attuazione di oltre 3 milioni di dollari.

Dato che per evitare l’insorgere di gravi complicanze, soprattutto quelle di natura respiratoria, la malattia va riconosciuta e curata in tempi stretti, durante i tre mesi del piano L’Istituto Superiore di Sanità cercherà di sperimentare e attuare e alcune misure atte ad arginare il contagio e a garantire cure adeguate alle persone colpite. In parallelo, verrà anche avviata una campagna informativa per preparare la popolazione e il personale sanitario sul tema.

Matilde Brizzi

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