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Non solo dieta e allenamento: ecco come ridurre il rischio di diabete stando sdraiati

Il diabete è sempre più diffuso tra la popolazione: per questo occorre adottare quanto prima tutti gli strumenti di prevenzione disponibili

Il nostro stile di vita, oltremodo frenetico e stressante, unito ad abitudini alimentari spesso sbagliate e deleterie, hanno favorito la diffusione di molte patologie tra cui il diabete. Una malattia che può presentarsi sotto diverse forme, con gradi diversi di gravità e conseguenze più o meno invalidanti. La soluzione? Ci sono naturalmente i trattamenti tradizionali che, direttamente o indirettamente, già tutti conosciamo. Ma un recente studio scientifico ha aperto una nuova prospettiva sul piano della prevenzione.

Non è detto che per ovviare a un dato problema di salute, anche di una certa gravità, si debba necessariamente ricorrere a farmaci e terapie specifiche. In molti casi la medicina ce l’abbiamo già: è nel nostro corpo, o meglio nel buon uso che ne facciamo. Seguire abitudini sane e corrette è il primo passo per rimanere in salute il più a lungo possibile. La scienza ce ne ha appena dato l’ennesimo dimostrazione. È possibile combattere il rischio di diabete senza muovere letteralmente un dito.

La cura “riposante” contro il diabete

Uno studio dell’Università di Maastricht ha scoperto qualcosa di “scontato” e al tempo stesso sensazionale. Riposare troppo o troppo poco di notte, rispetto alle otto ore consigliate, può aumentare la probabilità di soffrire di diabete di tipo 2. E questo indipendentemente dagli altri fattori di rischio, a partire dallo stile di vita sbagliato, dal consumo di alcol e dal fumo. Il campione coinvolto nella ricerca, che si è protratta dal 2010 al 2018, è di 5.561 individui di età compresa tra 40 e 75 anni.

Lo studio in questione rafforza l’importanza del sonno nel contesto del diabete di tipo 2 (Spraynews.it)

Insomma, dormire otto ore per notte potrebbe essere l’antidoto ideale a una patologia come il diabete. I ricercatori hanno sottoposto i partecipanti a un test di tolleranza al glucosio per valutare lo stato del metabolismo degli zuccheri nel sangue dopo un digiuno notturno.

Ebbene, i partecipanti abituati a dormire 5 o 12 ore a notte, anziché 8, avevano maggiori probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2. Il rischio aumenta quanto più ci si discosta dalla durata del sonno “ideale”, sia in eccesso che in difetto. E il discorso non vale solo per il diabete, ma anche per diverse malattie cardiovascolari.

“Il nostro studio rafforza la crescente comprensione della potenziale importanza del sonno nel contesto del diabete di tipo 2 – chiosa il principale autore della ricerca Jeroen Albers –. Ciò aiuta a capire l’importanza di coltivare sane abitudini di sonno. Serviranno ulteriori ricerche per scoprire e sfruttare a scopo preventivo e terapeutico tutti i meccanismi coinvolti”.

Enrico DS

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