Caso Pezzotti, politica compatta per la madre di destra a cui viene negato il sogno da steward



Il caso Arianna Pezzotti, madre separata a cui viene tolta la possibilità di un’occupazione per la militanza in un’associazione di destra, come lanciato dal quotidiano Spraynews, trova la solidarietà di tutte le forze politiche, senza alcuna esclusione di colore o simbolo.


Le parole della donna di 48 anni che ad agosto ha partecipato a un corso da steward gratuito, poi contattata dalla Prefettura che l’avvertita dell’incompatibilità, non lasciano indifferente l’opinione pubblica. “Mi hanno detto che non potevo fare il lavoro per cui ero stata formata, esistendo un pregiudizio ostativo per via della legge Mancino poiché sarei militante nel partito neofascista e nazionalista di estrema destra, successivamente confluita nell’associazione Area della locale destra radicale. Io sono da sempre di destra, ma incensurata”.


Il primo a rispondere all’appello è Umberto Baccolo di Nessuno Tocchi Caino. "Una delle nostre maggiori battaglie è contro le misure interdittive che si usano preventivamente nell’antimafia, ma qui la situazione è ancora più grave perché non si parla neppure di criminalità organizzata: caso unico in Italia. Non la si vuol far lavorare solo perché ha frequentato alcuni mesi, senza la tessera, Forza Nuova per portare aiuti ai terremotati ad Amatrice, e perché da cinque anni milita in Area Rieti, associazione di destra perfettamente legale, diretta da un medico di famiglia”.


Il messaggio accolto subito da Fabrizio Cicchitto che commenta: “Agghiacciante che avere la tessera di un’associazione diventi ostativo rispetto al lavoro per il quale si è seguito anche un corso di formazione. Discriminare una madre che deve mantenere i propri figli per questioni di tipo ideologico non è degno di uno Stato di diritto”.


Quello di Arianna Pezzotti, poi, sostiene Giuseppe Rossodivita, segretario del Comitato Radicale per la Giustizia Piero Calamandrei “è un racconto da stato di polizia, che non fa onore alla nostra Costituzione che riconosce, in assenza di qualsiasi reato o comportamento illecito, il diritto di manifestare le proprie opinioni anche facendo parte di gruppi, i quali contribuiscono allo sviluppo della personalità dell'individuo. Penso che questa situazione meriti di essere sottoposta ai percorsi che l’ordinamento prevede per verificarne la legittimità”.


A seguito di ciò, si smuove il Parlamento e in modo particolare il senatore di Fratelli d’Italia Claudio Barbaro, che nella giornata di lunedì dovrebbe presentare un’interrogazione parlamentare, sollecitato dagli amici della destra. “Appresa la questione dal dirigente dell’Associazione Culturale Area Rieti Felice Costini – dichiara - che ci ha spiegato il caso, lo riteniamo importante e stiamo già valutando nei prossimi giorni un atto parlamentare”.


L’appello, viene, condiviso subito con un post Facebook da Gianni Alemanno: “Con una lettera ufficiale – scrive sulla sua pagina - la Questura di Roma ha negato ad Arianna Pezzotti il diritto di lavorare come steward perché in passato è stata per qualche mese militante di Forza Nuova e perché iscritta da anni all’Associazione culturale di Area di Rieti, affiliata alla Rete associativa Asi e mai colpita da atti giudiziari. Come è possibile? Area è un’associazione culturale che, oltre a promuovere tante iniziative sociali aperte a tutti i cittadini, ha anche una precisa connotazione culturale di destra”.


Una scelta, pertanto, che non passa inosservata dal mondo che guarda a destra. Amedeo Laboccetta, ex parlamentare, è esterrefatto dall’accaduto. “Viene giudicata non idonea al lavoro di steward per essersi recata insieme a volontari di Forza Nuova, senza averne mai avuto la tessera, a portare cibo ai terremotati. Stiamo scherzando? Neanche nella Russia comunista accadevano queste cose”. Per Mach di Palmstein, ex tesoriere del partito socialista addirittura dovrebbe intervenire il capo della polizia: “Lamberto Giannini, deve assolutamente prendere in esame la situazione”


Per Riccardo Magi, deputato e presidente di +Europa, dunque, “non ci sono i presupposti per escludere Arianna Pezzotti dal lavoro di steward. Per ora mi mancano i dettagli per fare dichiarazioni più complete, ma nei prossimi giorni approfondirò assolutamente la storia”.


Paolo Ferrero, vice presidente del Partito della Sinistra Europea, pur non avendo analizzato nei particolare la vicenda, pertanto, ritiene che “se una persona viene discriminata sulla base di idee politiche e privata del lavoro è un qualcosa di sbagliato. La nostra Costituzione antifascista serve a evitare ogni discriminazione”.


Secondo il numero uno della Lega a Roma Alfredo Becchetti addirittura si tratterebbe di un’azione incostituzionale: “I principi costituzionali garantiscono libertà di scelta politica, quindi qualsiasi sia stata la sua, di destra o di sinistra, con conseguente partecipazione a un’associazione, non deve ledere il suo diritto al lavoro che è costituzionalmente garantito”. Antonio Saccone senatore dell’Udc, dunque, sostiene come “non si può avere nessuna forma di rappresaglia, né negare il diritto al lavoro. Stiamo parlando di un qualcosa che è salvaguardato dalla nostra Costituzione, soprattutto se parliamo di una madre con dei figli”.


Secondo l’ex ministro del governo Berlusconi Mario Landolfi addirittura discriminare sulla base di idee politiche è “mostruoso”: “Spero ci siano i margini per rivalutare una decisione inconcepibile. E’ indegno in uno Stato democratico”. Biagio Marzo evidenzia come l’operazione giudiziaria in un certo senso ricordi l’Ovra.


I liberali Palumbo e Montecchi, inoltre, sottolineano come “privare una madre della possibilità di ottenere un lavoro per il quale ha anche seguito un corso di formazione significa non avere a cuore a sua vita e quella dei figli. In una democrazia liberale, quale quella in cui vogliamo continuare a vivere, ci sembra inammissibile far dipendere l’occupazione di una persona incensurata dalle idee che sostiene, per quanto sbagliate possano essere. Pensiamo quindi che sarebbe cosa buona e giusta se la Prefettura di Roma ritirasse il provvedimento”. Sergio Pizzolante, politico ecologista e imprenditore sottolinea, infatti, come è “sbagliato e illegittimo togliere il tesserino da steward a una donna solo perché ha partecipato a un’iniziativa politica. Questo vale per la destra come per la sinistra”.


A concludere il giro di dichiarazioni è Vittorio Sgarbi per il quale si tratterebbe di un “atto di prepotenza senza logica e fondamento da rispedire al mittente".