Preferisci non sapere le cose? Sappi che non sei solo! Ecco il motivo che non ti aspetti e ti cambierà tutto

La conoscenza apre molte porte ma, a volte, è meglio tenerle chiuse. Ecco perché preferiamo l’ignoranza a verità scomode 

L’ignoranza intenzionale, meglio conosciuta come willful ignorance, è un meccanismo psicologico che va a tutelare la nostra mente da potenziali scoperte scomode, che porterebbero con loro delle conseguenze psicologiche negative, andando a ledere il nostro benessere. Ci sono molti casi in cui questo meccanismo mentale di tutela entra in azione, e in questo articolo faremo chiarezza sulle motivazioni che spingono l’uomo a preferire l’ignoranza a verità scomode.

La mossa dello struzzo

La mossa dello struzzo per eccellenza è quella di nascondere la testa sotto la sabbia per mettersi al sicuro da possibili pericoli.

Lo studio pubblicato dall’America Psychological Association ha analizzato le dinamiche che portano l’essere umano a comportarsi come lo struzzo e a nascondere la testa sotto la sabbia scegliendo l’ignoranza consapevole.

L’esperimento è stato condotto da un team di ricercatori dell’Università di Amsterdam e del Max Planck Institut di Berlino. L’analisi dei dati ha mostrato come molte persone preferiscano non conoscere le conseguenze delle proprie azioni.

Ma guardiamo più nello specifico come sono arrivati a questa conclusione.

strizzo che cammina su un prato
Immagine | Unsplash – spraynews.it

Dettagli sull’esperimento

I ricercatori hanno condotto 22 ricerche scientifiche correlate al tema dell’ignoranza intenzionale, coinvolgendo ben 6500 persone. In uno dei casi è stato chiesto ai partecipanti di scegliere tra una ricompensa di 5 dollari e una di 6 dollari. Un gruppo era messo a conoscenza delle conseguenze di questa scelta, l’altro no.

La conseguenza in questione era che chi optava per la ricompensa più bassa avrebbe consentito a un conoscente o a un ente di beneficenza di ricevere lo stesso importo di denaro. Chi invece avesse scelto l’opzione più alta, i 6 dollari, avrebbe donato solo 1 dollaro.

Il 40% dei partecipanti ha deciso intenzionalmente di non non sapere quali sarebbero state le conseguenze della propria scelta, pur di poter intascare la somma più alta, ovvero i 6 euro.

Chi conosceva le conseguenza della decisione ha dimostrato il 15,6% in più di probabilità di fare la scelta più altruistica, ma per vero altruismo o per salvare le apparenze?

L’ignoranza intenzionale viene spesso messa in campo per “salvarci la faccia”. Infatti, se non conosciamo le conseguenza delle nostre azioni, possiamo evitare di prenderci la responsabilità di queste, avanzando l’attenuante perfetta: “Non avevo idea che sarebbe successo”. Questo ci permette di mantenere un’immagine positiva agli occhi degli altri, ma anche ai nostri stessi occhi.

“I risultati sono affascinanti – commenta Shalvi, uno dei ricercatori che hanno realizzato lo studio – in quanto suggeriscono che molti dei comportamenti altruistici che osserviamo sono guidati dal desiderio di comportarci come gli altri si aspettano da noi. Mentre la maggior parte delle persone è disposta a fare la cosa giusta quando è pienamente informata delle conseguenze delle proprie azioni, questa volontà non è sempre dovuta al fatto che le persone si prendono cura degli altri. Una parte dei motivi per cui le persone agiscono in modo altruistico è dovuta alle pressioni sociali e al desiderio di vedersi sotto una buona luce. Poiché essere retti è spesso costoso e richiede alle persone di rinunciare al proprio tempo, denaro e impegno. L’ignoranza invece offre una facile via d’uscita”.

La strategia comportamentale dell’evitamento

L’evitamento consiste in una strategia comportamentale che permette appunto di evitare emozioni negative, preservando un benessere anche fittizio. L’essere umano cerca in ogni modo di evitare quello che in psicologia viene chiamato arousal, ovvero un’ attivazione negativa del nostro sistema nervoso.

Un esempio di arousal è quando ci comportiamo in un modo diverso rispetto a quello che avevamo detto apertamente che avremmo fatto: il cervello rileva questa incoerenza e trova delle giustificazioni per non farci risultare incoerenti, oppure ci costringe a cambiare il nostro comportamento facendoci agire come avevamo stabilito.

L’evitamento ci mette in salvo dall’arousal perché, non conoscendo le conseguenze delle nostre scelte o azioni, non avremo modo di incappare in un’attivazione negativa di questo tipo, come si suol dire: beata ignoranza.

Lo stesso Freud, in passato, ha fatto sua questa teoria parteggiando per la decisione dello struzzo di nascondersi sotto la sabbia. Secondo il padre della psicoanalisi, infatti, la conoscenza è un giogo di cui faremmo meglio a liberarci perché causa soltanto dolore. Che senso ha conoscere la verità se ci fa del male?

ragazza che alza le mani in segno di confusione
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Le cause dell’ignoranza deliberata

Gerd Gigerenzer e Rocio Garcia-Retamero sono due ricercatori che hanno scavato più a fondo per scoprire quali siano le motivazioni che ci portano a nascondere la testa sotto la sabbia e optare per l’ignoranza deliberata.

Le motivazioni plausibili che hanno riscontrato sono 4:

  • Evitare l’emozione spiacevole di conoscere in anticipo eventi negativi: come abbiamo già visto, evitare l’arousal. Per esempio, se potessi scegliere di conoscere o meno la data della tua morte, vorresti saperla? Probabilmente no. Questo per evitare il peso che la scoperta di questa informazione porterebbe con sé.
  • Mantenere l’emozione della sorpresa: conoscere le conseguenze di una decisione anticipatamente tarpa le ali e toglie l’effetto sorpresa, ecco quindi che molte persone preferiscono andare alla cieca e sperare che ciò che hanno scelto fosse la decisione giusta.
  • Evitare di disporre di informazioni la cui conoscenza costringerebbe ad effettuare scelte difficili o ad intraprendere azioni scomode: come abbiamo già visto, più informazioni abbiamo più siamo consapevoli di ciò che andremo a fare e quindi anche più responsabili degli esiti che prenderanno gli eventi. Una dose di responsabilità che le persone tendono a voler evitare.
  • Evitare di conoscere in anticipo ciò che comprometterebbe la propria correttezza e imparzialità: questo è il caso, ad esempio, di un datore di lavoro che deve assumere un nuovo collaboratore: per prendere una decisione imparziale e scegliere in modo corretto tra tutti i candidati, ci sono informazioni che è meglio non sappia subito, per non esserne condizionato.

Gli esperimenti di Gerd Gigerenzer e Rocio Garcia-Retamero

I due colleghi hanno indagato questo fenomeno attraverso due esperimenti effettuati in Germania e in Spagna, ponendo domande con outcome negativo e domande con outcome positivo, ovvero domande con risposte spiacevoli e domande con risposte tendenzialmente positive.

Ad esempio, le domande con outcome negativo sono state:

  • “Vorresti sapere oggi quando morirà il tuo partner?”  L’89% ha risposto “no grazie”.
  • “Vorresti sapere oggi quando morirai?” L’89% non ha voluto saperlo.
  • “Pensa di esserti appena sposato. Vorresti conoscere oggi il motivo per cui il tuo matrimonio fallirà?” No: 86%

 Invece, le domande con outcome positivo erano simili a queste:

  •  “Vorresti sapere se c’è vita dopo la morte?” No: 56%
  • “Supponiamo che, con il tuo partner, aspettiate un bambino. Il sesso del bambino può essere determinato in modo affidabile con un’ecografia. Vorresti sapere il sesso del tuo bambino prima della nascita?” No: 40,3%.

I risultati mostrano che c’è una diffusa ignoranza deliberata anche per gli eventi positivi, per quanto sarebbe più razionale sapere per poterci preparare al meglio a questi eventi.

In conclusione, possiamo dire che l’uomo si protegge come può dalle incertezze della vita e dalle conseguenze delle proprie azioni. Che sia per poter rimanere sorpreso, per evitare emozioni negative o per allontanare il peso del rimorso.

Per citare Socrate: “So di non sapere” e va bene così.

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