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Quanto guadagna un dirigente e quanto un operaio: le differenze in Italia

Scopriamo il guadagno medio nei diversi settori e dei vari lavoratori nei paesi europei: la differenza tra un dirigente e un operaio in Italia?

Sappiamo tutti che gli stipendi medi italiani sono fermi al 1991. L’Italia è l’unico paese europeo a non aver avuto un incremento sugli stipendi dal crollo dell’Unione Sovietica. L’unico. Ciò è stato determinato da una politica scriteriata, scelte disastrose, sperperi di denaro pubblico e molti altri problemi che ci portiamo dietro da una vita.

Il risultato è un non adeguamento degli stipendi al costo delle vita e una perdita enorme sul potere di acquisto dei singoli cittadini e delle famiglie. Inoltre, da sesta potenzia mondiale siamo scivolati indietro di qualche posto. Le manovre degli ultimi anni, così come la recentissima Manovra Finanziaria della Meloni, hanno cercato di sostenere le famiglie italiane, in certi casi con risultati disastrosi.

L’Italia continua a non brillare: differenze enormi nel guadagno medio tra dirigente e operaio

Leader di una società (Spraynews.it)

Quasi tutte le singole professioni in Italia percepiscono uno stipendio medio inferiore alla media europea. Questa è una situazione drammatica, perché non permette alle persone di vivere dignitosamente con il proprio stipendio e di far fronte al costo della vita. Inoltre, ciò evidenzia un divario enorme tra dirigente e un operaio, divario meno accentuato negli altri paesi in Europa.

Secondo le stime dell’Osservatorio Job Pricing, la retribuzione annua lorda italiana (RAL) è stata di 30.284 euro lordi nel 2023. A colpire è subito la differenza del guadagno medio dei dirigenti, 103.418 euro lordi l’anno, contro lo stipendio medio lordo di un operaio, 25.522 euro. In mezzo, troviamo gli stipendi annuali medi di quadri, 55.632, e di impiegati, 32.174 euro.

Significa che, al netto, un dirigente guadagna in media 4.153 euro al mese, contro le 1.415 euro mensili di un operaio. Un terzo. Una percentuale ben diversa negli altri paesi. Proprio per aumentare il netto nella busta paga dei lavoratori, il Governo ha effettuato il taglio del cuneo fiscale, confermato nella Manovra Finanziaria del 2024.

Incremento dello stipendio, ma cambia poco per il potere di acquisto

I redditi inferiori ai 25 mila euro, per i lavoratori dipendenti, subiranno un aumento del 7%, ricevendo circa 90 euro in più in busta paga. Per i redditi compresi tra 25 mila e 35 mila euro, l’incremento è del 6%, quindi circa 60 euro in più in busta paga. Un aumento sullo stipendio, comunque, che influisce poco sul potere di acquisto.

Secondo i dati dell’Osservatorio, nel 2022 e 2023 sono cresciute le RAL dei lavoratori dipendenti del 3,4% rispetto agli anni precedenti, mentre per i dirigenti si è osservato un aumento dell’1,7%. Tuttavia, negli anni è aumentata anche l’inflazione, dell’8,2%, quindi superiore a tutti gli incrementi in busta paga. Insomma, si guadagnano 50 0 100 euro più in busta paga, ma le bollette e il prezzo degli alimenti raddoppia.

Se lo stipendio medio italiano è in linea con quello europeo, lo si deve alle paghe dei lavoratori over 50 e 60, che alzano la media. Se prendiamo le fasce di lavoratori più giovani, la media si abbassa nettamente, con i lavoratori 30enni francesi e tedeschi che percepiscono mediamente 500/800 euro in più al mese rispetto a un 30enne italiano. 500/800 euro in più non sono certo bruscolini, eppure, tra i vari paesi il costo della vita è molto simile.

Andrea Cerasi

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