Vittorio Emanuele di Savoia, patrimonio eredità e tesoro della Corona

È scomparso Vittorio Emanuele di Savoia, esponente di una delle dinastie più antiche d’Europa: il patrimonio e l’eredità.

È scomparso Vittorio Emanuele di Savoia, all’età di 86 anni, lasciando l’enorme patrimonio al suo successore, Emanuele Filiberto di Savoia, attualmente capo di Casa Savoia, una delle casate più antiche d’Europa. Acclamato alla nascita, nel 1937, come Principe dell’impero, Vittorio Emanuele assunse il titolo di Principe di Napoli.

Dopo la fine della guerra e le votazioni del giugno del 1946, che tolsero il potere alla monarchia, Vittorio Emanuele di Savoia partì in esilio insieme alla famiglia. Suo padre, Umberto II, fu re per un solo mese. La Costituzione repubblicana, che entrò in vigore nel 1948, in seguito stabilì il divieto agli ex reggenti e a tutti i loro discendenti, di entrare sul territorio nazionale. La famiglia Savoia si trasferì in Svizzera.

Il patrimonio e l’eredità di Vittorio Emanuele di Savoia, scomparso a 86 anni

Vittorio Emanuele III, Umberto II e il piccolo Vittorio Emanuele
Vittorio Emanuele III, Umberto II e il piccolo Vittorio Emanuele (Spraynews.it)

Vittorio Emanuele fu il primo Principe a sposare una donna non aristocratica, nonostante i contrasti in famiglia e l’obiezione del padre Umberto II. Dopo numerosi anni di fidanzamento, nel 1970 Vittorio riuscì a sposare Marina Doria, una sciatrice nautica svizzera, anche grazie a una legge speciale tramite la quale si autoproclamò Re d’Italia, succedendo al padre.

Questo perché, tramite la legge chiamata in causa da Vittorio Emanuele, l’esilio di suo padre venne considerato come un’abdicazione. Ovviamente, il titolo di Re, in Italia, non venne riconosciuto, ma bastò per la Casata Savoia per poter infrangere le leggi e far convolare a nozze un nobile con una borghese. Soltanto nel 2002, fu abolita la norma costituzionale che obbligava la Casata Savoia all’esilio.

E così, dal 2002, i Principi poterono fare ritorno in Italia, firmando però fedeltà alla Repubblica e al Presidente della Repubblica, facendo decadere ogni pretesa dinastica. Vittorio Emanuele II, tuttavia, si batté per decenni per tornare in possesso dei suoi avere, e degli avere della sua famiglia, rimasti congelati dal 1946.

I beni confiscati alla nobile casata e le richieste di restituzione mai accolte

Nel 2006 chiese addirittura un risarcimento di 260 milioni di euro per l’esilio, oltre ai beni confiscati dallo Stato a partire dal 1948. Nel 2002 invece, pretese la restituzione dei gioielli di famiglia Savoia, custoditi tuttora nella Banca d’Italia. Un tesori di 6.732 brillanti e circa 2 mila perle. Tutti gioielli appartenuti alla Corona.

Nonostante la confisca dei beni e la trattenuta di soldi e gioielli, la famiglia Savoia non ha certo fatto la fame in esilio, potendo contare su molteplici proprietà, attività e un patrimonio immenso. Nel 2006, la testata svizzera Swissinfo rivelò che il patrimonio del solo Vittorio Emanuele consisteva in 1.4 milioni di franchi svizzeri, poco più di 1.5 milioni di euro, percependo circa 300 mila euro l’anno.

Inoltre, è anche difficile quantificare il numero di proprietà immobiliari della famiglia, sparse in tutta Europa. Ora, il reggente di Casa Savoia è il figlio Emanuele Filiberto, figlio di Vittorio e di Marina Doria. I gioielli della Corona, nonostante le richieste di restituzione della famiglia, restano chiusi nel caveau della Banca d’Italia, nel 1976 vennero valutati per 2 miliardi di lire, oggi potrebbero valere quasi 300 milioni di euro.

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