Virus del cervo zombie in Europa, l’allarme degli esperti: “Quali sono i rischi per l’uomo”

Il virus del cervo zombie registrato per la prima volta negli Stati Uniti sta attaccando anche gli esemplari europei: l’allarme.

Se sentiamo parlare di zombie pensiamo immediatamente a qualche film horror o post apocalittico. Eppure, se facciamo riferimento ai cervi zombie stiamo parlando di una malattia reale che da anni affligge cervi, alci, renne e specie affini. Tale patologia, conosciuta col nome di Chronic Wasting Disease (CWD) o malattia cronica del deperimento, ha un tasso di mortalità del 100% negli esemplari colpiti e inoltre, ad oggi, non ha ancora una cura.

Osservata per la prima volta alla fine degli anni ’60 in un cervo in cattività del Parco di Yellowstone, nel corso dei decenni si è diffusa anche agli esemplari selvatici. Dagli Stati Uniti si è spostata inoltre anche in Canada, Norvegia, Svezia, Finlandia e Corea del Sud. Inoltre è divenuta protagonista di varie bufale ed episodi di misinformazione sanitaria sul web. Secondo le analisi effettuate dai ricercatori, il contagio sembra avvenire tramite lo scambio di fluidi corporei diretto o indiretto, ad esempio tramite la contaminazione ambientale.

Virus del cervo zombie: quali sono le conseguenze per l’uomo?

Cervo selvatico
Cervo selvatico (Spraynews.it)

Gli animali colpiti mostrano sintomi di sbavatura, orecchie cadenti, mancanza di coordinazione, letargia, magrezza e mancanza di paura degli esseri umani. Inoltre la CWD ha un’incubazione molto lunga, che può arrivare anche a 24 mesi e che rende difficile isolare gli esemplari infetti (ancora apparentemente asintomatici) da quelli sani, comportando una diffusione del contagio incontrollabile.

Ma quali sono le possibili conseguenze per l’uomo? Come c’era da aspettarsi gli scienziati si sono chiesti se la malattia potesse trasmettersi anche agli esseri umani e per scovare una risposta a questo quesito hanno effettuato vari test. I risultati sono in parte allarmanti: in effetti sembra che i prioni, le cellule danneggiate che causano la malattia neurodegenerativa, possano attaccare i topi e le scimmie, specie con cui condividiamo numerosi geni.

Contagio cervo-uomo: improbabile ma possibile

In generale, il contagio tra cervo e uomo è poco probabile ma allo stesso tempo possibile. Samuel J. White e Philippe B. Wilson dell’Università Nottingham hanno dunque effettuato uno studio intitolato Chronic Wasting Disease in Cervids: Implications for Prion Transmission to Humans and Other Animal Species. I risultati, pubblicati su The Conversation, invitano alla massima cautela.

I prioni, infatti, “non innescano una risposta immunitaria, rendendoli difficili da rilevare con i mezzi convenzionali“; inoltre “resistono ai tradizionali metodi di disinfezione come la formaldeide, le radiazioni e l’incenerimento a temperature estreme“. Tra le linee guida da seguire possiamo annoverare il non consumare carne di dubbia provenienza, il maneggiare gli animali dotati di guanti e protezioni, nonché l’astenersi dalla caccia nelle aree notoriamente contaminate.

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