Danni causati dal lavoratore in azienda: quando è responsabile e obbligato al risarcimento

Il lavoratore deve risarcire l’azienda se causa danni. Ma in quale caso? Ecco cosa dice la legge sulle responsabilità del dipendente nei confronti del luogo di lavoro. 

Quando un lavoratore entra in un’azienda ha dei diritti, ma anche dei doveri. Tra questi rientra il rispetto verso il contratto stipulato con il suo datore e per i luoghi di lavoro, compresi i colleghi. Se il dipendente compie azioni contrarie alle norme può essere licenziato nell’immediato, ma in certi casi è obbligato a risarcire anche i danni all’azienda per le conseguenze riportate ad essa a causa delle sue azioni.

Ma questo quando accade? La legge italiana parla chiaro quando si devono delineare diritti e doveri del lavoratore. Questi sono pure inseriti nel contratto individuale che ogni lavoratore deve rispettare, come avviene per i propri diritti dall’altra parte. Ma quali azioni deve compiere per far sì che l’azienda costringa il suo dipendente a dover risarcire i danni, oltre a licenziarlo in tronco? Ecco alcuni casi.

Quando il lavoratore è obbligato al risarcimento dei danni

Ci sono dei casi in cui il datore di lavoro, in questo caso l’azienda, è costretta a chiedere al suo dipendente di pagargli i danni cagionati. Questa circostanza è prevista dalla legge, quando la condotta del lavoratore ha causato la diminuzione degli incassi. Tuttavia, l’azienda deve rispettare delle regole nel momento in cui ritiene di essere stato danneggiato dal lavoratore. Ecco alcuni casi, poiché non tutti i danni causati dal dipendente possono essere risarciti.

Esempi di danni che deve risarcire il lavoratore
Quali danni? (spraynews.it)

Il dipendente può dunque essere ritenuto responsabile di danni quando sono stati causati dalla sua volontà (dolo) o per colpa, ovvero se c’è negligenza, imprudenza o imperizia. L’articolo 2043 del Codice Civile prevede che qualunque fatto doloso o colposo, che causa danni ingiusti altrui obbliga colui che lo ha commesso di risarcire i danni. I casi ovviamente vanno valutati in modo individuale. Deve risarcire il danno ad esempio un dipendente che rompe una macchina volontariamente, ma non se questa si guasta in maniera accidentale.

L’azienda può chiedere il risarcimento soltanto in presenza del rapporto di causalità, ovvero la condizione necessaria per cui il dipendente può essere ritenuto responsabile. L’azienda dovrà quindi provare la colpa del dipendente nel cagionare il danno e l’ammontare di esso. Potrà farlo con un avvocato facendo causa al dipendente e, mediante il tribunale, stabilire l’entità della somma. Inoltre, l’azienda può trattenere anche lo stipendio (o il TFR), ma mai senza una sentenza del giudice.

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