Per un nuovo domani: la storia vera dietro al film di Neri Marcoré

Neri Marcoré è il protagonista del film “Per un nuovo domani”, docufiction targata Rai che racconta la vera storia di un gruppo di ebrei.

Si intitola “Per un uovo domani”, la nuova docufiction di Rai 3 con protagonista Neri Marcoré e che racconta la vicenda, realmente accaduta, di un gruppo di ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Una settantina di ebrei che, tra il ’41 e il ’43, foruono isolati a Castelnuovo di Garfagnana. Diretto da Luca Bignone, il film è la trasposizione del libro “L’orizzonte chiuso”, di Silvia Angelini, Oscar Guidi e Paola Lemmi.

La vicenda raccontata prima nel libro e poi nel film Rai, è una delle tante storie dimenticate nel tempo, ma che testimoniano non solo la crudeltà del periodo, ma l’importanza del ricordo di fatti così terribili. Questa sera, in occasione della Giornata della Memoria, il film sarà trasmesso in prima serata, su Rai 3, per non dimenticare mai.

“Per un nuovo domani”, la vera storia di una settantina di ebrei trasferiti con internamento coatto: protagonista Neri Marcoré

Un'immagine del film
Un’immagine del film (Spraynews.it)

Il film è coprodotto da Rai Fiction e Alfea Cinematografica, realizzato grazie al patrocinio della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea Cdec Onlus di Milano. Inoltre, la docufiction si avvale del patrocinio della Comunità ebraica di Pisa e del Comune di Castiglione di Garfagnana. Oltre a Neri Marcoré, nel cast troviamo grandi attori quali Elena Meoni, Marco Pratesi, Leonardo Caneva, Luigi Pisani e Paolo Giommarelli.

Sceneggiato da Stefano Nannipieri, Cosetta Logani e Mario Cristiani, racconta la storia dimentica della violenza sugli ebrei, offrendo un punto di vista inedito. Marcoré interpreta il personaggio di Israel Meier, un ebreo catturato e trasportato, insieme ad altri 70, nella cittadina di Castiglione di Garfagnana, un Comune in provincia di Lucca, in Toscana.

Tra umiliazione e solidarietà: la storia di alcuni ebrei stranieri in Italia

Nel paese, gli ebrei, insieme a tanti altri stranieri, sono costretti a convivere, per ben due anni, tenuti in “domicilio coatto”, privati di documenti e di ogni avere. Gli internati non possono avere contatti con la popolazione locale, non possono allontanarsi e sono costretti a rispettare determinate restrizioni e divieti. A Castiglione di Garfagnana, queste persone si integrano, stringono amicizie.

L’Olocausto è la pagina più raccapricciante dell’umanità, è bene ricordarla affinché cose del genere non capitino più. Eppure, l’essere umano è incapace di imparare dai propri errori. È la realtà, non si tratta di essere pessimisti, è ciò che vediamo accadere di continuo”, ha affermato Marcoré, durante la presentazione della docufiction.

La ricostruzione della trama si avvale di alcune interviste dei testimoni dell’epoca, i pochi rimasti, e di preziose immagini dell’epoca. Israel Meyer, il protagonista della vicenda, è un russo occidentale (quella che è l’attuale Ucraina) nato nel 1901 che arriva in Italia nel 1932, dove si stabilisce a Pisa, per poi laurearsi in Medicina. Qualche anno dopo, con le leggi razziali istituite nel 1940, viene portato nei campi per ebrei stranieri.

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